martedì 18 marzo 2014

La (ri)vincita del nulla



Andare contro tutto e tutti, contro il buonsenso e persino il pudore. Da anni si è sdoganata una forma di comunicazione, soprattutto, politica in cui la semantica è piegata, usata con una leggerezza fastidiosa, livellata verso il basso. In questo sono uniti tutti: partiti, personaggi pubblici, "politici", anche i giornali. Potremmo definirla semplicemente semplificazione dei concetti, ma non è così bella, in effetti.

Se qualcuno pensa che una persona come Berlusconi vada candidato a delle elezioni Europee per "...un fatto di civiltà" (cit. Brunetta), usa un concetto alto e lo rende pura fuffa mediatica. Dietro a questo presunto ragionamento (sic) c'è solo l'opportunismo di quelli, senza "se" e senza "ma", vogliono restare al loro posto, a dispetto di leggi e norme che dovrebbero essere accettate e basta, in quanto ratificate.

Ammantare tutto quanto, ma proprio tutto, con il sulfureo miasma del complotto ordito ai danni di coloro che, seppur delinquenti condannati (e questo "signore" non è certo l'unico, nei partiti Italiani), hanno il diritto di continuare ad amministrare un Paese, è l'arma con cui si abbindolano milioni di votanti. Questi ultimi, per le più svariate ragioni personali, si ritrovano di continuo in tale disonestà intellettuale, fieri di avere argomenti da bar trasformati in filosofia morale e argomentazioni politiche alte.

Non c'è dubbio che chi propone siffatti, tragici emendamenti alla ragione ha capito molto e da molto. La tendenza è, ormai, consolidata e consolatrice. L'importante non è essere onesti mentalmente, ma più furbi degli altri, più scaltri, più maneggioni.
E' la rivincita del nulla.
Gli hanno dato pure un rigore, a quanto pare.

David Smith, "Hudson River Landscape", 1951 - Whitney Museum of American Art, New York.

venerdì 14 marzo 2014

Atti deboli



Riguardo all'ipocrisia che permea qualsiasi ambito sociale (anche di coloro che ne sono immuni, ammesso che sia possibile), sarebbe interessante vedere da dove proviene. Seppur penso sia innata e difficilmente battibile, non è un'atteggiamento obbligatorio o con cui si nasce e si resta: è più figlio dell'opportunismo, delle situazioni, del modo in cui vogliamo (anzi, non vogliamo) affrontare determinate persone, ad esempio.

Della natura dell'ipocrisia non è compito mio dire. Vedo che essa nasce, nel caso della politica, dal modo che hanno imparato i nostri amministratori di andare verso la gente, di sentire i loro bisogni. Il camaleontismo è opportunità, anche se stride con convinzioni ed idee radicate: se ricordiamo il termine "Cattocomunisti" stiamo dieci secondi a comprendere come si possano unire acqua ed olio.

Il barricamento dei valori enunciati cade, sempre più facilmente, di fronte ai comportamenti reali, ancorché in questi tempi ove ogni cosa è scritta, filmata, twettata (passatela) ed il giornalismo pruriginoso è un "modus" che perfino i più seri professionisti non disdegnano d'abbracciare. E' sempre stato così, però: esempi storici a bizzeffe.

C'è, quindi, qualcosa di nuovo? Assolutamente no. Possiamo pensare che l'ipocrisia si evolve in ragione dell'arretramento dei costumi o, meglio, dell'impunità con cui sono accettati determinati comportamenti, che vengono cassati in pubblico e coccolati in privato. Quel privato che non esiste quasi più e giustamente, almeno per personaggi pubblici.

Senza scordare, sia mai, che vivendo nel calderone della religione più lassista del pianeta si è quasi giustificati o, perlomeno, perdonati con molta facilità. Perchè è senz'altro più comoda la via di una assoluzione celeste che quella della coerenza, che vada a scapito di piaceri facili e di ancor più facili costumi.

Ma sto parlando solo di politica?

Whitney Museum of American Art - Arshile Gorky, The Betrothal, II, 1947.

martedì 11 marzo 2014

Microfratture #af




Se volessi descrivere con un suono questi giorni, sarebbe quello di un violoncello. Aereo.
Una musica periferica: cigli imbrattati e rigogliosi di fiori in anticipo, ma non troppo.
Come un limitare di sensazioni in bilico tra la nuova luce e un freddo che non c'è mai stato.

Poche note sospese, lunghissime, con variazioni minime e sorprendenti nel mutare le sensazioni e le riflessioni.

Un unico con il vociare indistinto da cui affrancarsi volutamente.
Lasciare permeare solo ciò che desidero sentire.
Allontanare il brusio, renderlo un solo battito.

lunedì 10 marzo 2014

Però...


Detto tra noi (che sarà? Qualche milione…), avete un attimo stufato.
E non vi va bene mai niente.
Quello di Sinistra no, a Destra figurati, i gattini, i cagnolini, le poesie, le canzoni dei Coldplay, un paio di amici che non chiamano mai, quello che sta sempre tra le palle, la moglie, il marito, il tizio con il decespugliatore, la macchina, la moto, la cosa sulla tangenziale, la squadra che perde, quella che vince, il sole, la pioggia, il Governo, il giornale spiegazzato, il PC lento.
Che vogliamo fare?
Magari bere un caffè prima di scrivere aiuta.
Ecco.