mercoledì 23 aprile 2014

Bella sì



La libertà è quella cosa che ti permette, tra l'altro, di leggere o meno qualcosa. Pure in rete. Anzi, soprattutto un Blog. Al Blog ci arrivi perchè lo vuoi: in altri luoghi vedi scorrere via veloci, vecchie dopo tre minuti, un sacco di cose.
Per dire che qui le cose sono sempre state piuttosto chiare e senza paura di affermarle.

Se a Pordenone non si può cantare "Bella ciao", il 25 Aprile, può darsi che interessi a pochi. Carina l'idea dell'ordine pubblico, che salta fuori un po' a caso: magari questa cosa andrebbe usata, che so?, sui campetti di calcio, dove anche i papà dei muletti si menano o menano gli altri.

Sulfurea puzzetta di revisionismo, che, italianicamente, è solo un bel dire che certe cose, senza approfondimento, danno fastidio. Sono sessantanove anni che si festeggia la Liberazione dal Fascismo, ma tutti (proprio tutti) sanno che questa meraviglia ideologica non è mai morta: è viva e lotta con o contro di noi.

Erano quelli i bei tempi in cui si diceva "cialdino" per indicare una pastiglia o, per compiacere un delinquente epocale, si mandava a morire qualche decina di migliaia di persone, armate ancora come nel '15-'18. Ma anche no, grazie.

Se si vuole rivedere un po' del dopo, di quello che è accaduto, magari non serve vietare di cantare una canzone (tanto si farà lo stesso, che si crede il Prefetto?), ma usare quel che resta di razionalità per ragionare su fatti, ideologie e persone che hanno comunque un peso nella storia di questo Paese.

Ho detto "magari".

[Nella colonna di destra -sic- c'è scritto "antifascismo". Se non l'avete letta, fatelo: lo dico ogni anno, più o meno in questi giorni. Così ci evitiamo la noia di prenderci in giro]

venerdì 11 aprile 2014

Tutta questa gente



Nessun generale ha mai vinto una guerra senza soldati. Lapalissiano. E siccome "...la politica non è che la continuazione della guerra con altri mezzi" (cit.*), appare ovvio che chi ama e vuole il potere si circonda di truppe a Lui fedeli. Elettori, ovviamente, e poi la corte dei leccapiedi, avvocati, consulenti e via dicendo. Cosa normale, direi storica.

Negli ultimi anni questo baluardo di difensori del Capo ha ricevuto nuove connotazioni grazie ad una persona come Berlusconi, che ha fondato sul populismo tutta la sua attività fuori dall'economia, ovvero il suo modo di fare politica. Una strategia, come detto milioni di volte, furba e semplicissima, che ha raggiunto la sua apoteosi in questi giorni in cui questo signore è stato condannato dalla Giustizia Italiana per reati fiscali in vi definitiva.

Ormai non si abbandona la nave, quando affonda, lasciando il capitano a governare la fine della faccenda, ma ci si erge a scudi umani e propagandistici per affermare la sua grandezza ed importanza, sempre e comunque. Sempre continuando ad inondare ogni mezzo di comunicazione con plateali difese di non meglio definiti meriti e proponendo tutte le ingiustizie calunniose a cui il leader è stato sottoposto. Comunque andando contro il sistema giudiziario di un Paese che, piaccia o meno, è quello e, se non viene cambiato, va accettato.

Va accettato da tutti, dal più umile dei Cittadini che di certo non può fregarsene (almeno in teoria), fino alle massime cariche dello Stato, che ne sono perfino garanti davanti alla Nazione. Ma qui da noi si vive un modo del tutto stralunato di intendere la Legge, quello per cui anche chi dovrebbe andare in galera può e deve continuare a fare politica, perchè glielo chiede il suo esercito, lo anelano i suoi sudditi.

Non posso e non voglio essere accomunato a compatriota di questi: li rinnego, non li desidero accanto a me. Ho altre idee, forse non migliori, ma credo nel fatto che essere parte di uno Stato, con gli innegabili doveri che si hanno, non possa mai comportare la negazione della Legge. Amo la libertà di pensiero, di chiunque, ma arrivare a certi atteggiamenti è solo un modo patetico di riaffermare un modo di credersi al di sopra degli altri, di coloro che ragionano ed accettano che le azioni hanno sempre delle conseguenze.

Insomma, io non so scrivere di fantascienza.
Tutta questa gente, invece, vuole che si pensi che esistono mondi paralleli fatti di menefreghismo verso una società dotata di regole.
Chissà, magari sono bolle che prima o poi scoppieranno.

*: Carl Phillip Gottlieb von Clausewitz 

venerdì 4 aprile 2014

Opinioni vs. soloni



[Questo non è mai stato un Blog d'informazione, ma di opinione. Meglio ribadirlo, anche ai pochissimi che mi onorano della propria attenzione. E sì, perchè c'è una differenza sostanziale tra chi dice la sua e chi fa giornalismo/informazione. Io riporto notizie da giornali e siti: di certo posso (ed ho) sbagliato, alcune volte, a farlo, perchè chi aveva il dovere di verificare fonti e avvenimenti non l'ha fatto con il dovuto discernimento e professionalità. Quello è un problema che non mi riguarda, se non di sponda. Non sono un giornalista, per fortuna.]

Ancora oggi, data astrale 2014, mi pare ci siano grossi e anche voluti fraintendimenti sulle differenze che ci sono tra i vari tipi di modalità ed uso dei siti personali. Ribadisco, personali. Le testate giornalistiche che si cimentano sul web sono altra cosa, partono da presupposti diversi e, senza meno, contano sulla (presunta) professionalità di chi le gestisce. L'opinione di un giornalista non è quella di un "...ragazzino di 16 anni" (cit.). Verissimo, perchè sono due mondi diversi. Non ci vuole un Pulitzer per capirlo.

Se un Blogger vuol fare informazione, quella vera, quella che dà un punto di vista proprio, ma utile a chi vuole comprendere un avvenimento, una storia, una situazione, deve necessariamente avere delle fonti certe, delle informazioni originali: sennò è come me, un cittadino che si esprime e dà una visione delle cose. E temo che questo sia ancora fastidioso per moltissime persone, anche e soprattutto del "mestiere". Non è la paura, abbastanza infondata per milioni di Blog (non parlo di quei Blogger che si sono formati una base amplissima di notorietà perchè gestiti in maniera molto esperta e con basi di giornalismo puro), di portare via visibilità ai giornali e ai loro fruitori, ma un modello di pensiero che circoscrive le opinioni solamente a coloro che si ritengono (o vengono ritenuti) adatti ad esprimerle.

La reputazione di un giornalista non verrà di certo scalfita da un sito qualunque, se egli sa e saprà fare il suo mestiere anche sulla Rete. Che si inizia a pensare, però, che il Mondo della fruizione dell'informazione e delle interpretazioni soggettive è ancora immutabile nella staticità di un quotidiano (seppur non cartaceo), si sbaglia e di molto. L'adattamento alle nuove tecnologie non è solo un fatto tecnico, ma mentale: sempre di meno ci sarà spazio per pressapochismo o per arcaici difensivismi corporativistici.