martedì 27 maggio 2014

Microfratture #an




Ed il ricordo, nato acerbo e finito prima di diventare incancellabile, sa di caffè, di vento e di un

piccolo disagio.


Una strada tortuosa come quelle destinate ad un bel panorama finale, quella vicinanza che passa

incolume tra la stupidità delle espressioni di circostanza e l'imbarazzo: costruire un altro mondo,

di parole, mai è esercizio sterile, mai è compiuto.


La fragilità anche delle persone più distanti è la percezione di una unità che sa diventare

momento, ed il momento riesce a trasformarsi in qualcosa di più grande, che circonda vita ed

affetto.


Anche nell'istante della consapevolezza, in cui si riesce a comprendere che non torneranno più

quei giorni così amati, resta un gusto dolce di completezza, bene prezioso da stillare con dovizia

nel futuro.


Fortunati coloro che sapranno cogliere, in ogni luogo, in ogni mutar di stagione e di anni,

quell'ansia del viaggiatore delle parole, inesausto amico di tutti quelli che si interrogano non per


cercar risposte, ma solo per farsi altre domande.





Mark Rothko, "Untitled", 1950

mercoledì 14 maggio 2014

Microfratture #am



Ci sono persone che attenderei per ore, anche sapendo di poterci stare assieme cinque minuti.
Ci sono persone che se ritardano due minuti già mi danno noia.
Altre che attenderò per sempre (cioè, il per sempre di uno a quasi cinquant'anni) e che non verranno più. Questa è l'attesa peggiore, chè si chiama speranza, parola pericolosa e spesso falsa.

E' tempo, comunque.
Mi chiedo se l'ho sempre speso bene e so la risposta.

Mark Rothko, "No. 3/No. 13", 1949, Museum Of Modern Art (MOMA), New York.

martedì 13 maggio 2014

Greetings From Mongolia - Le due malinconie

Lo stato emotivo della malinconia ha prodotto molte belle canzoni. Non dite di no. Non sempre una composizione riuscita è un brano allegro. Oppure, se vi va meglio, le cosiddette ballate colgono nel segno, perchè in alcuni momenti della vita di ognuno sembrano più adatte a quello che proviamo. Semplice. Ora, ci sono due dischi in circolazione la cui cifra stilistica (per stessa ammissione degli autori) è proprio questo sentimento. Con sostanziali differenze.
Mentre in "Everyday Robots" di Damon Albarn è un mood permeante e leggero, sfumatura per canzoni di uno spessore inusitato anche per uno che di bella roba l'ha fatta, in "Ghost Stories" dei Coldplay finisce per essere una bella noia, al di là del fatto che già si inizino a leggere paroloni come "magia" e "...toni meravigliosi" via per recensioni.

Ambedue i lavori sono molto personali, su questo non si discute. Per motivi diversi, sono dischi quasi introspettivi, ma, anche qui, con due approcci che più distanti non si potrebbe. Per Albarn è la fine di un viaggio musicale molto variegato (le sue esperienze in Africa, i "Gorillaz", la breve reunion dei "Blur"), per Chris Martin (questo è il suo primo disco solista, gli altri suonano e basta, sembra) la fine del matrimonio.

Personalità opposte, che sviluppano idee artistiche con punti di partenza che più diversi non si potrebbe. Paragone improponibile? Non proprio. Il disco dei Coldplay è noioso, piatto: le canzoni sembrano quasi sempre la stessa, con poche variazioni. E c'è ancora qualcuno che, nel 2014, pensa di darsi una spolverata di novità aggiungendo un po' di beats e le voci distorte. Ma basta. Basta.

Quello di Albarn ha lo stesso tiro, se vogliamo, ma con una convinzione maggiore e, credo, più cura e riflessione per l'ambito strettamente musicale. Certo, si può dire che anche lui percorre sentieri conosciuti, ma i suoi portano verso l'alto: quelli di Chris Martin portano più verso una piatta pianura.

Non mancheranno di certo coloro che troveranno del buono in "Ghost Stories", perchè certi nomi (gli U2, ad esempio) non si possono mettere in discussione: problemi loro. Pur continuando ad ascoltarli entrambi, l'unico risultato che ne viene fuori è una smaccata preferenza per "Everyday Robots".
L'altro, ahimè, lo dimenticherò presto.


(Non vale, al solito offendere, eh?).


venerdì 9 maggio 2014

La settimana pessimistica (commenti prescindibili) - Anno I° numero 1



Dopo vent'anni, Greganti e compagnia, liberi e pagati, tornano a fare al meglio quello che sanno: rubare.
La calda coperta degli Italiani.

La Fiat fa la nuova pubblicità con Pizzul e Trapattoni. Adatta il suo messaggio all'età dei modelli che produce.

Il Mondo non è un bel posto e quando la Religione ci si mette, pure peggiore.
Digitate  #BringBackOurGirls per capirlo.

Per lanciare alcuni missili nucleari, gli USA usano ancora i floppy disk. Per fare un figurone li installeranno anche sugli F-35 Italiani.

Probabilmente venti milioni di Italiani non andranno a votare per le Europee. Tutti quelli che non vedranno gli 80 euro.

Rubate le nuove banconote da 10 euro che dovrebbero entrare in circolazione a Settembre. Per quella volta saranno comunque un ricordo per moltissima gente.

I troppi litigi in famiglia e con il partner aumentano del 50% la mortalità tra gli uomini della mia età. Se avete qualcosa da dirmi, chiamate prima possibile.

"Chi muore giace, chi vive manda un #tweet" (Marcello Marchesi, se avessimo la fortuna di averlo ancora tra noi).




martedì 6 maggio 2014

Microfratture #al



Anni difficili, gli ultimi. Per me, per tanti. Ognuno fa i conti con le proprie scelte, con gli errori, gli incontri, le mancanze, le gioie, le cose e le persone da evitare e quelle da accogliere. Magari lasciarsi andare (si dice così?).
Anche i giorni si ricordano.
Io, uno di quindici anni fa.

Perchè anche ricordare è una convinzione.

Mark Rothko, "Number 10", 1950 (Museum Of Modern Art -MOMA- New York)

giovedì 1 maggio 2014

Microfratture #ai



Dal web, con il web. Penso di non voler cambiare me stesso in base a ciò che alcuni vorrebbero fossi qui, o su altre pagine.
Non chiedetemi di fare cose che non voglio fare. I miei tempi e le mie stramberie, le mie idiosincrasie, i miei difetti e i miei pregi: mi tengo tutto e ridò indietro come posso.
Se ci sono, bene.
Altrimenti, tutto va avanti.
Essere persone non obbligate.

Mark Rothko "White and Black on Wine".