venerdì 13 giugno 2014

Enrico




Forse perchè Roma non arriva mai, quando ci vai con il treno. Forse perchè il salame ed il vino non si esaurivano. Forse perchè dentro di noi sembrava irreale che Enrico fosse morto e si continuava a parlare di lui al presente. Forse perchè ci sono momenti in cui non senti la fatica, l'odore delle sigarette, dei corpi.

Una città intera colorata di rosso, dalla stazione in poi ovunque bandiere, fiori e volti. I visi che si sovrapponevano, tutti egualmente attoniti, tutti con un'espressioni di smarrito stupore.

Capire che, quel giorno più di altri, chiunque intorno era un Compagno, un amico, qualcuno che viveva tutto quello che stavi provando tu. Mai più visto tante lacrime, pezzi d'uomini letteralmente piegati sulle gambe, maree di parole.

E' stato un giorno eterno, il saluto ad Enrico: eppure sembrava volare, il tempo. Non volevo essere da nessun'altra parte: uno delle migliaia, un nome, un amico venuto a dire solo "Ciao", grazie, tutto semplice.

Un momento che è rimasto, insieme a pochissimi altri, scolpito interamente nella mia memoria. Da allora Enrico è stato una parte della mia vita. Non mi interessano coloro che solo adesso sembrano aver coscienza di chi fosse stato, di cosa rappresentasse per milioni di persone. E neanche, almeno per oggi, il ridimensionamento della sua figura, chè questo Paese è immaturo come pochi, imberbe e volgare.

Per sempre ci sarà il sole, su quelle bandiere.