mercoledì 25 giugno 2014

Trento era bella anche d'estate



Sono frammenti, senza il loro tempo, messi lì a rincorrersi. 
Il mio abbraccio, alla stazione, la tua schiena magra, la camicia a fiori e un sorriso tirato.
Tutto quello che si immagina è diverso, adesso che non c'è più distanza. 
Il caos del tuo studio, quelle due sediole scomode e il tuo lavoro, come il mio, senza passione, ma con impegno. 
Il pomeriggio afoso, nudo, che si trascina lucido. 
Poi diviene notte, insonne e tersa, un affogare nelle nostre braccia. 
“Stasera ceniamo a casa"
“Come vuoi. Cucini tu?” 
“Cos'è, non ti fidi? Mi pigli in giro?” 
“Sì, con te gioco sempre”
E quel gioco nella città vuota continua.

Chissà dove vanno le frasi, i pensieri, quando tra due persone di cose da dire non ce ne sono più. 
Forse si bloccano tra quelle dette e il loro limite.
O, semplicemente, se ne stanno tra le cose che un giorno possono servire. 
Solo che, quando le cerchi, poi, non le trovi mai. 



Gerhard Richter, "Cage 6", 2006