mercoledì 28 gennaio 2015

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In una delle rarissime occasioni in cui ho dato uno sguardo ad un "TG", m'è
capitato di sentire un'espressione interessante: “analfabeti emotivi”, evocata da un PM riguardo ad uno dei tanti delitti efferati ed ignobili che accadono in Italia (e non solo, purtroppo). M'ha fatto riflettere sulla pochezza che, a volte, riusciamo ad esprimere. Non è solo un fatto rapportato a questa particolare situazione, ma che potrebbe capitare a chiunque. Mi è difficile credere che possa essere così, ma, in alcuni casi, forse sì. Siamo analfabeti quando ci comoda, quando quello che sentiamo non ci coinvolge, non ci interessa: a volte se manca un fine. Penso a me nei confronti della tolleranza e della pazienza. Forse lì stò ancora all' ABC, ad un inizio. Per quanto possa sforzarmi, la mia ignoranza si ripresenta. E magari anche in altri momenti, qua e là, senza avvisare. Siamo tutti “analfabeti”, non arrivando, fortunatamente, alla tragica realtà di alcuni, che paiono avere una vita senza scopo, se non quello di far del male. A questi ultimi, più che un abbecedario sentimentale, servirebbe un po' di intelligenza e d'umanità. Anche queste, però, paiono drammaticamente scarseggiare.


Richard Smith, "The Typographer", 1986, Tate Modern Collection, London.


martedì 27 gennaio 2015

I lati oscuri



Di certo non si può nascondere che le alleanze politiche, negli ultimi anni, hanno un che di inquietante. In Italia e adesso con "Syriza" in Grecia appare chiaro che la governabilità deve scendere a compromessi,  spesso numerici, più che di contenuti. O, almeno è così sperabile.

La grande differenza di voti e seguito che ha Tsipras rispetto ad "Anel" potrebbe tranquillizzare sulla sostanza della politica di Atene, che rimarrà saldamente in mano al nuovo Premier. Però, alla conta, senza i due seggi della Destra nulla si potrà creare. Ricattabile? Come qui.

L'Europa del rigore e della stabilità, inevitabilmente, applaude a queste mosse: vede la possibilità di annacquare la spinta di un movimento che, magari, spaventa un attimo coloro che godono nel restare fermi su posizioni che ancora spacciano per necessarie.

Porsi con serenità di fronte a questi matrimoni di convenienza non è semplice. Costringono ad una mediazione che ingolosisce coloro che ritengono che per superare una crisi così devastante non ci siano altri mezzi e deludono coloro che auspicano la necessità di rimanere coerenti fino in fondo con le proprie convinzioni, anche se "ostinate e contrarie".

Inevitabilmente verrebbe da dare ragione a quelli che questi accadimenti li sentono fortemente, magari pensando che veramente le svolte si fanno solo con la fermezza e senza scendere a patti. In Democrazia è fondamentale rispettare il pensiero di tutti e non svendersi proprio brutalmente.

Mi sembra che giustificarsi sia più semplice. Alla fine del giro di giostra rimane un attimo di spaesamento, acuito dal fatto che il potere ha è un'attrattiva ipnotica. Confido che ci siano smentite nei fatti concreti: altrimenti si dovrà ricominciare un'altra volta e di spazi, ormai, per fare le rivoluzioni non ce ne sono quasi più.

lunedì 26 gennaio 2015

Ha vinto Tsipras, non tutti gli altri



Al di là delle celebrazioni entusiastiche, da ieri sera in Europa c'è qualcosa di diverso. La vittoria di "Syriza", al netto delle speculazioni di parte, ha un merito: quello di muovere l'acqua dello stagno. Si sta navigando da molto con una rotta definita e spesso sbagliata, al di là di quelle che potrebbero essere delle correzioni intese a migliorare il viaggio.


Ha vinto una Sinistra ampiamente sostenuta dalla popolazione, ma pur sempre piuttosto piccola nella sua struttura. A dire che si è voluto premiare un leader che ha sempre parlato chiaro, che va oltre il suo peso di iscritti ed elettori fidelizzati. Magari pensando che la politica si faccia con il coraggio e la grinta.


Non discutiamo di insegnamenti o di esempi: ogni Paese ha una storia, un vissuto politico diverso da quello degli altri. L'esportazione di un modello spesso non ha molto senso ed ancora meno un peso reale sulle cose. Guardare oltre il proprio giardino è stimolante, ma poi quel giardino va coltivato da noi.

Per questo Tsipras, che avrà un compito enorme e che dovrà scontrarsi contro una UE che può ancora dettare molto della sua agenda, non è esportabile. Lo è l'idea di fondo, quella che si può cambiare, ma il cui prezzo varia da mercato a mercato.

E proprio in Italia, culla dello sfascismo a Sinistra, è facile entusiasmarsi. Meno, molto meno imparare a riconoscersi una volta per tutte sotto un'unica bandiera (anche ideologica, parola che non piace più a nessuno): da anni si sa, da anni lo si scrive, da anni ci si involve in discussioni eterne, mentre il Paese scivola sempre più verso una piatta forma di non troppo velato regime.

Perciò, lode a Tsipras, ma le mani bisogna sporcarsele con la propria terra.