martedì 24 febbraio 2015

Greetings From Mongolia - Hand. Cannot. Erase.



Alla quarta prova da solista, Steven Wilson ci arriva con il fiato un po' corto.
Personalità ormai acclarata nel mondo della musica ed impegnatissimo nel ridare lustro a molte opere del "Progressive" dei bei tempi (su tutti, i lavori dei "King Crimson"), è divenuto musicista di spessore e bravura indiscutibili.
Nei suoi primi tre album ha saputo miscelare con sapienza e passione momenti di intensa malinconia ad altri più smaccatamente ritmati, sempre con quell'idea di musica ampia (anche nei tempi) nei modi e nell'accentazione.

Dopo l'esperienza (peraltro non conclusa ufficialmente) dei "Porcupine Tree", band che ha lasciato milioni di cuori infranti, si è dedicato con costanza alla costruzione di una sua identità artistica precisa: è del tutto evidente in questo "Hand. Cannot. Erase." che giunge dopo due anni a colmare un vuoto che, conosciuti i tempi di Wilson, è assai lungo.

Forse avrebbe giovato una pausa più prolungata. Le canzoni di questa opera rimarcano sempre il medesimo canovaccio (escluse le belle "Perfect Life" e "Transience") compositivo: una prima parte più lenta, quieta, cui segue inevitabilmente una progressione ritmica e chitarristica a tratti furiosa. Nei pezzi più lunghi, anche questi sorta di marchio, ci sono assoli eterni che appaiono piuttosto frusti e messi in mostra per esaltare una tecnica virtuosistica francamente noiosa.

Per questo il disco appare faticoso da ascoltare, perlomeno in quelle canzoni che aggrediscono con una valanga di suoni ("Regret #9" o "Ancestral") e che si protraggono per alcuni minuti di troppo. Avrebbe giovato, io credo, una maggior concisione, una più matura operazione di sottrazione, perchè Wilson è senz'altro uno dei migliori scrittori di musica rock che ci siano in circolazione.

Non è affatto, questo, un brutto disco, ma nel complesso mi aspettavo più "magia".

Merita una menzione a parte l'incisione: curata, equilibratissima, pulita. Un lavoro eccellente.



domenica 8 febbraio 2015

Before and Afterlife



"Ci sono tre modi per diventare saggi. Riflettendo, che è il modo più Nobile. Imitando, che è il più semplice. Facendo esperienza, che è il più amaro".

I tuoi occhi sono chiusi, i miei guardano in alto la finestra aperta...
Abbiamo l'un l'altra e abbiamo tempo, nient'altro.
Ma di tempo ne abbiamo tantissimo, come se non esistesse neanche più.


(Katja Lange-Müller, "L'agnello cattivo",  Neri Pozza).

Foto: mia.

mercoledì 4 febbraio 2015

Egregio Presidente...



Egregio Presidente,
nel leggere il suo discorso d'insediamento non ho potuto che fare anche mie alcune considerazioni che Lei ha fatto riguardo al nostro Paese ed al momento che sta vivendo. Nella sua interezza ciò che dice è fondamentalmente giusto: oserei dire ineccepibile, in quanto senz'altro frutto di una attenta osservazione dei fatti e degli accadimenti di questi ultimi anni.


Pur tuttavia non posso esimermi, da cittadino, dal rilevare come nel complesso le sue parole stridano di fronte alla realtà della Politica Italiana. Vaga, da tempo lunghissimo, uno spettro, nell'apparato dello Stato: è quello dell'ipocrisia, che ieri ha battuto quarantadue volte i suoi colpi.

La nostra Costituzione è stata ed è vilipesa ogni giorno, proprio da coloro che seguendo i suoi concetti ieri applaudivano alle nobili intenzioni del suo settennato. Gli stessi che fanno della aule parlamentari un circo, un luogo ove sfogare istinti populisti, razzisti, beceri e volgari: gli stessi che siedono, condannati dalla giustizia, su scranni che nemmeno da lontano dovrebbero vedere.

Tutto questo, immobile da anni, è anche il frutto di una società profondamente diseguale, ove il furbo ed il ladro sono mossi ad esempio, dove i nostri giovani hanno per modello la furbizia e non di certo la meritocrazia, così palesemente assente da tanti ambiti.

Lei ci invita a riappriopiarci di alcuni luoghi come i Comuni, i musei, la pubblica amministrazione: sono gli stessi ambiti in cui la corruzione e la connivenza germogliano felici e quasi incontrastate. Le armi dello Stato appaiono spuntate, se non apertamente inesistenti.

Caro Presidente, l'Italia è un paese che ha bisogno di idee nuove, di nuovi politici, di nuove verità non sconfessabili. Ha necessità di essere scosso da una profonda ondata di coscienza sociale. Se lei vuole essere arbitro davvero imparziale, inizi con il dare peso anche a quelli che non sono nelle formazioni politiche di maggioranza. Ascolti davvero tutti, non solo per dovere istituzionale.

Non sia solo arbitro: sia anche un attento censore di tutti quei comportamenti e di quei pensieri deviati dall'attaccamento ai privilegi che in tutto questo disastro economico e morale stanno uccidendo il desiderio di risollevarci. L'unità Nazionale invocata non può esistere senza coscienza, dal primo cittadino all'ultimo dei parlamentari.

Auguri, Presidente.