mercoledì 4 febbraio 2015

Egregio Presidente...



Egregio Presidente,
nel leggere il suo discorso d'insediamento non ho potuto che fare anche mie alcune considerazioni che Lei ha fatto riguardo al nostro Paese ed al momento che sta vivendo. Nella sua interezza ciò che dice è fondamentalmente giusto: oserei dire ineccepibile, in quanto senz'altro frutto di una attenta osservazione dei fatti e degli accadimenti di questi ultimi anni.


Pur tuttavia non posso esimermi, da cittadino, dal rilevare come nel complesso le sue parole stridano di fronte alla realtà della Politica Italiana. Vaga, da tempo lunghissimo, uno spettro, nell'apparato dello Stato: è quello dell'ipocrisia, che ieri ha battuto quarantadue volte i suoi colpi.

La nostra Costituzione è stata ed è vilipesa ogni giorno, proprio da coloro che seguendo i suoi concetti ieri applaudivano alle nobili intenzioni del suo settennato. Gli stessi che fanno della aule parlamentari un circo, un luogo ove sfogare istinti populisti, razzisti, beceri e volgari: gli stessi che siedono, condannati dalla giustizia, su scranni che nemmeno da lontano dovrebbero vedere.

Tutto questo, immobile da anni, è anche il frutto di una società profondamente diseguale, ove il furbo ed il ladro sono mossi ad esempio, dove i nostri giovani hanno per modello la furbizia e non di certo la meritocrazia, così palesemente assente da tanti ambiti.

Lei ci invita a riappriopiarci di alcuni luoghi come i Comuni, i musei, la pubblica amministrazione: sono gli stessi ambiti in cui la corruzione e la connivenza germogliano felici e quasi incontrastate. Le armi dello Stato appaiono spuntate, se non apertamente inesistenti.

Caro Presidente, l'Italia è un paese che ha bisogno di idee nuove, di nuovi politici, di nuove verità non sconfessabili. Ha necessità di essere scosso da una profonda ondata di coscienza sociale. Se lei vuole essere arbitro davvero imparziale, inizi con il dare peso anche a quelli che non sono nelle formazioni politiche di maggioranza. Ascolti davvero tutti, non solo per dovere istituzionale.

Non sia solo arbitro: sia anche un attento censore di tutti quei comportamenti e di quei pensieri deviati dall'attaccamento ai privilegi che in tutto questo disastro economico e morale stanno uccidendo il desiderio di risollevarci. L'unità Nazionale invocata non può esistere senza coscienza, dal primo cittadino all'ultimo dei parlamentari.

Auguri, Presidente.