mercoledì 16 dicembre 2015

Io, me

"Io
accetto
la grande avventura
di essere me."

(Simone De Beauvoir)


Poche cose possono essere difficili quanto essere se stessi: non è di certo una novità. Il tempo che viviamo, così connesso ed iperattivo, paradossalmente toglie personalità, anziché rafforzarla. Perchè è un gara, atrocemente pervasiva, a proiettare un'immagine del proprio essere che sia quanto più gradita a molte persone: così tante che, nel quotidiano, mai ne conosceremmo in tal numero.

Poche balle: tutti ci caschiamo, ci siamo cascati, continueremo a cascarci. Se penso che le aziende guardano i profili sui Social Network per dare le possibilità di colloquio lavorativo, è logico intuire come ci si debba mascherare, in una qualche maniera, per essere compresi ed accettati, considerati.
Si può dire che lo stesso "gioco" lo facciamo anche nel quotidiano, ma, ricordiamocelo, senza l'impunità della distanza e dell'amicizia virtuale.

Non è solo una questione di "vigliaccheria", se pasate il termine, ma proprio di uso del mezzo: quello è e vorrei capire come sia possibile che le personalità divengano divergenti se viste su uno schermo o se affrontate nella realtà.
Diffido assai di coloro che affermano "Io sono così e basta": non basta mai.

L'affermazione di sè penso sia un processo molto intimo, non sbandierabile, non ascrivibile a teorie filosofiche più o meno degne di questo nome. La sera, quando si traggono le conclusioni, non c'è Platone a rimboccarci le coperte: certo tutto aiuta, soprattutto la cultura, l'approfondimento, ma si resta soli a tentare di essere noi stessi.
Per quanto la nostra anima sia e debba essere sociale, questo continuo baratto di convinzioni e idee a favore del favore (mi sia concesso) è cosa cui è quasi impossibile sottrarsi.

Forse solo l'accettazione totale, per esempio, del proprio procedere in solitudine varrebbe come alternativa: imparare, a costo di immani rinunce, a bastarsi, in ogni caso. Rifiutare, anche, che i sentimenti debbano essere ricambiati: l'amore può andare anche in una sola direzione, perdersi, ma resta amore.

Tutto questo, messo nero su bianco, è lapalissiano. La nostra esistenza molto meno.
Le battaglie con noi stessi non le vincono amici, amanti, sorelle e fratelli.
Le vinciamo da noi.
Riuscirci.