mercoledì 31 ottobre 2007

 I Compagni




Qualcuno ha alzato il sopracciglio, qualcun altro ha girato la testa: i più si sono limitati a spazzolare il loro piatto e gli ardimentosi a leggere il giornale locale. Un po' di casino, lo ammetto, chè quando ci si infervora (aiuta un rosso, seppur freddo, eresia), quando si discute, al tono, poi, non ci si fa caso. Dal "Che", alla Finanziaria, il gusto di ritrovare persone care, con cui non sempre si ha l'occasione di stare. Un pranzo che si protrae fino a sera, in giro per locali, quelli un po' nascosti di un giorno finalmente autunnale. Anche il fumo di un fogôlar appena acceso fa aumentare il buonumore. Si ride davvero, si mangiucchia di nuovo, si beve ancora. Penso, allora, che usare la parola “Compagno” abbia un significato, scevro dalle ideologie e tanto folclorismo. Il Compagno è un po' speciale, un po' più di un collega, con cui hai sintonia: il Compagno è il momento, il luogo, le parole. Brutto che molti pensino che sia solo una maniera di tenere in vita discorsi da sovversivi o da ridicoli nostalgici. Bisogna esserci, per capire: bisogna dimenticare un po' di guai, per poche ore, e rendersi conto che la cosa che si è fatta di più è stato sorridere.

Nella foto (low quality): vagonata di bagigi, per coloro che, ahimè, ancora non sanno dell'importanza di questo elemento nelle conversazioni più evolute.

Chiedo scusa se, in questi giorni, non vi curo, come cerco di fare sempre: troppi impegni (anche piacevoli, và) e poco tempo. Approfitterò dei dì di "Festa" per passare a vedere com'è. Mi raccomando, non fate pazzie stasera, che la Chiesa non vuole...