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Perchè mi frega

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Trumbo. Una scusa.

Di "Trumbo" (in Italiano "L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo"), il film, scrivo esattamente due righe.
E' recitato magnificamente, è bello quanto basta ad un film che racconta una storia vera all'americana, girato con sapienza, ma senza stupire.

Ed è quello che dice veramente questa vicenda che dovrebbe interessare. Probabilmente alcuni giornalisti lo capiranno ma io, per qualche grazia che non merito, non sono uno di loro. Sono esattamente quello che sono, con un altro lavoro, con un'altra vita: una persona che è quello che vuole essere, ma che troppo spesso non ci riesce. Meglio: una persona che cerca di migliorare, come miliardi di altri essere umani, e in qualche modo fallisce. Il che non vuol dire che non ci provi. E' vero proprio il contrario. Un'identità, un carattere (va bene, schifoso), un vissuto, un futuro di non si sa quanto.

Vivo insieme a Voi tutti e mi farebbe comodo circondarmi, selezionando, solo di persone che m…

Ti dovrei dire...

Ti dovrei che forse scrivere queste cose non è giusto.
Ti dovrei dire quanto sia difficile.
Ti dovrei dire che sono sempre stato sincero.

Ti dovrei dire che quando sorridi è tutto diverso.
Ti dovrei dire che se mi ascolti serve poco altro.
Ti dovrei dire che sono debole, che quando mi sproni a vivere hai ragione.

Ti dovrei dire che a volte non ti sopporto, ma solo perchè mi nascondo.
Ti dovrei dire che ridere con te è così bello che mi sembra di non averlo mai fatto.
Ti dovrei dire che sono stupidamente geloso.

Ti dovrei dire che mi manchi.
Ti dovrei dire che non ti voglio annoiare.
Ti dovrei dire che, in realtà, mi piacerebbe scordarti.

Ti dovrei dire che ti amo.
Ma non lo farò mai.
Sono uno dei tanti.
Non sono quello che desideri, ma tu sai che quando prendo in giro i sentimenti non lo dico sul serio.
Ti dovrei dire che ti amano, forse, in troppi.
Ti dovrei dire tutto questo.
Ti dirò solo e sempre che non ti voglio perdere.

Io, me

"Io
accetto
la grande avventura
di essere me."

(Simone De Beauvoir)

Poche cose possono essere difficili quanto essere se stessi: non è di certo una novità. Il tempo che viviamo, così connesso ed iperattivo, paradossalmente toglie personalità, anziché rafforzarla. Perchè è un gara, atrocemente pervasiva, a proiettare un'immagine del proprio essere che sia quanto più gradita a molte persone: così tante che, nel quotidiano, mai ne conosceremmo in tal numero.

Poche balle: tutti ci caschiamo, ci siamo cascati, continueremo a cascarci. Se penso che le aziende guardano i profili sui Social Network per dare le possibilità di colloquio lavorativo, è logico intuire come ci si debba mascherare, in una qualche maniera, per essere compresi ed accettati, considerati.
Si può dire che lo stesso "gioco" lo facciamo anche nel quotidiano, ma, ricordiamocelo, senza l'impunità della distanza e dell'amicizia virtuale.

Non è solo una questione di "vigliaccheria", se pasate …

La felicità è un sistema complesso

Volendo essere onesti e scrivere ciò che si pensa, posso dire che la felicità probabilmente non esiste. Ci sono vari gradi di serenità. Ed anche quella non è cosa facile da raggiungere. Naturalmente, ogni affermazione può essere confutata dal singolo: tutte le persone hanno una loro idea della felicità e della serenità. Qui non si affermano (mai) principi assoluti, altrimenti penso sarei più famoso.

Ciò premesso è ineludibile il desiderio di ciascuno di poter vivere in maniera degna ed in pace: che sia la pace della propria coscienza o quella del Mondo, oppure semplicemente un'esistenza priva di tutti quei problemi che ci angustiano. Cosa, detto, impossibile. Anche perchè non è detto che i problemi necessariamente siano un ostacolo alla felicità.

Prendi una roba strana come l'amore (ed anche sulla sua esistenza/significato è perfettamente inutile dilungarsi: avete biblioteche intere a disposizione). Il massimo quando c'è: una cosa devastante quando manca o non viene corrispo…

Pensiero democratico unico

La notizia della sospensione dell'account "Facebook" di Giuseppe Genna e del ridicolo richiamo "...ad usare il proprio nome" a Cecilia Strada (sempre da parte del social network di Zuckerberg) dovrebbe, sia mai, far riflettere ulteriormente sui limiti che vengono imposti al libero pensiero, quello magari non allineato.

Il peccato di Genna è stato quello di non schierarsi a favore del massiccio intervento armato Francese in seguito ai devastanti fatti di Parigi (trovate quiun breve riassunto di entrambe le vicende). Il centro del discorso non è se lo scrittore avesse o meno ragione: è chiaro che ognuno ha la propria opinione e non è umanamente possibile che si sia tutti eguali nei ragionamenti.

Una persona può approvare o meno, sostenere o non farlo, pensare o decidere di fregarsene e occupare la mente con altro. Ma è, o dovrebbe, essere libero di condividere la propria opinione con chiunque. Non stanno lì apposta i network sociali? O, forse, mi sbaglio? O forse m…

I dormienti

E' impensabile che dopo fatti gravissimi come quelli di Parigi il web sia luogo di moderazione e civiltà. In effetti, persone come isole esistono. Scovarle diventa difficile, in un marasma indifferenziato di parole, simboli, luoghi (comuni e non) che si allarga con la stessa rapidità con cui accadono le cose. La connessione del Mondo alle sue miserie e cattiverie è immediata.

Una parte imprescindibile della nostra Libertà passa attraverso il mezzo del web: esso diviene bandiera e guerra, ironia e maleducazione, irriverenza e segno di rispetto. Difficile distinguere, oltre le apparenze della parola, contenuti e idee valide. Eppure di brave persone è piena la terra, anche se non sembra.

In automatico, ormai, una cosa è chiara: le categorie in cui si incasellano moltissime persone. Ci sono i tuttologi (la cosiddetta "massa", che è una locuzione quanto mai vaga), i buonisti, gli esasperati, i guerrafondai, gli scettici, gli speranzosi, i "battutisti", i vignettisti e…