venerdì 9 dicembre 2011

Disequità



E' ingiusto, per principio, generalizzare, sopratutto se si parla di soldi. Recentemente ho letto spesso che non lo solo la Chiesa Cattolica (come istituzione terrena, ovviamente) dovrebbe adeguarsi al periodo nefasto che stiamo vivendo, contribuendo con il pagamento delle tasse sugli immobili (almeno quelli che rendono), ma che ciò si deve applicare anche ad altri Enti, benefici o no-profit, che godono della stessa esenzione. Mi pare scontato, ma doveroso, sottolineare come ciò sarebbe equo, almeno per quello che riguarda l'idea di fondo di uguaglianza di cui ci si riempie i discorsi, perfino per strada. Non essendo economista, nè giurista ed ancor meno politico (quelli sanno sempre tutto, pare impossibile) mi affido solo al ragionamento spiccio che chiunque, oggi, non deve sottrarsi ai sacrifici (le vedete le mie lacrime?) che vengono imposti alla maggioranza di noi, se non altro per una questione morale, se vogliamo. Questo paese ha sempre viaggiato a diverse velocità e con differenti livelli di protezionismo. Se sul piano personale questo accanimento contro la Chiesa non mi infastidisce più di tanto (anzi), devo anche ammettere che fare le crociate a senso unico non va troppo bene. Pretendere un esame di coscienza alle organizzazioni di qualsiasi tipo mi pare troppo. Sono scettico, si sa, sull'esistenza di un'intelligenza diffusa.