lunedì 16 aprile 2012

Su di me, la vergogna



Tra i tanti, piccoli sogni che faccio ad occhi aperti (aiutano ad andare avanti), ce n'è uno in cui riunisco i lettori di questo Blog intorno ad una tavola, imbandita. Non è molto grande, ovviamente, dato che non sono di certo migliaia, ma prima di mangiare (e bere) pongo a tutti questa domanda: "Sinceramente, vi siete mai vergognati di essere Italiani, di appartenere a questo Stato? Pur sapendo che non è possibile non dirsi parte di questo popolo, non avete mai abbassato gli occhi per la vergogna, per qualcosa che altri hanno fatto, ma che ha ferito Voi?".
Non so cosa rispondereste, come vi porreste di fronte al quesito o se vi andasse, invece, solo di mangiare chiacchierando, ma ci penso. E c'ho riflettuto l'altro giorno quando, persa tra notizie più immediate ed eclatanti di un week-end strano e tragico, quella dell'assoluzione di tutti gli imputati per la strage di Piazza della Loggia mi ha ferito profondamente. Leggere che una Procura della Repubblica, dopo trentotto anni di indagini e sforzi, affida "alla storia" (testuale) il giudizio finale su un'infamia gravissima, è di una desolazione pesantissima. Parti civili condannate a pagare le spese processuali di chi ha ammazzato otto persone è un insulto, tutto il resto è infamante per i cittadini onesti e di coscienza. Direte che si sapeva, che non è la prima strage impunita, non sarà mai l'ultima, ma io sono di sangue e poco cervello, a volte: d'istinto e di rabbia, perchè sento su di me la vergogna di questa sentenza. Io, che avevo nove anni, allora, oggi vengo umiliato da persone che non hanno voluto che si sapesse la verità, semplicemente. "Uomini" che intorno a quel tavolo non farei sedere neanche per un secondo, gente che non è Italiana nel senso buono, ma criminale nel profondo. Poco importa che si accomodi su una poltrona della "Giustizia" o che gongoli per averla definitivamente scampata.
Gente miserabile, gente che non è popolo, che non è niente.