lunedì 8 ottobre 2007

  Call Me, I'm Dead



 


Saper spiare, per bene, nelle case degli altri è affar serio. Se si spiano addirittura interi Paesi, sistemi economici, cose che non si sanno, diventa insormontabile. Quando, in Francia o in Slovenia (per dire), te la raccontano su Berlusconi, un po' di fa ridere: vedetelo ogni giorno, leggete quello che dicie ogni mezz'ora, dopo parlate. Un anno fa Anna Politkovskaja fu assassinata (ammazzata, sarebbe meglio) per ciò che diceva. Quel che Uno sa e non va, non dev'essere taciuto: certo Lei zitta non stava. Poi, il seguito, è stato quello che sappiamo. I suoi colleghi hanno riattivato, per due giorni, il suo cellulare: cosa poteva venirne fuori, se non la (giusta) commozione di molte persone? Io ho letto e m'è venuto un dubbio, sull'opportunità di questa scelta. Un modo diverso, diranno, per ricordare una grande giornalista, che ha pagato il prezzo più alto, e lo ha fatto per tutti, anche per i vigliacchi, la massa più grande al Mondo. Eppure è disturbante pensare di dire qualcosa in una segreteria di Morte. E' come se si tentasse di costruire un ponte sulla lava: ci vorrebbe qualcosa che non bruci affatto, e non esiste. Come non esiste una Giustizia, chè dovrebbe impedire che certe cose accadano, non esserci (finta) solo dopo. Chissà qual'è il, prefisso dell'Inferno e se in un eventuale Paradiso si paga di meno, a chiamare. Io preferisco cercare di capire.

Jackson Pollock, "Number 13A: Arabesque", 1948, Yale University Art Gallery.