lunedì 11 febbraio 2008

  Ognuno per sè



Si può pensare che il non sapere le cose aiuti a vivere meglio: meno dubbi, arrabbiature, patemi.
Districarsi nell'informazione odierna, si è detto spesso, è un problema molto più ampio di quello che si possa immaginare. Quando abbiamo la "fortuna" di vedere od ascoltare qualcuno che non si fa problemi  nel denunciare l'immoralità (dove "morale" è preso come valore non trattabile) di questo scalcinato paesucolo, nasce in noi un moto di sana, corroborante indignazione. Basti pensare al successo di certi libri del recente passato (uno per tutti, "La Casta"). Eppure il labirintico e a volte pittoresco mondo del giornalismo nostrano non riesce a scrollarsi di dosso la patina di una sudditanza evidente: e quando così non fosse, di certo non brilla per coraggio. Questa lettera, importante (leggetela fino in fondo), di cui sono venuto a conoscenza grazie al prezioso lavoro dell'Amica "Miru", ribalta, ancora una volta, la visione idilliaca che abbiamo di quei tre o quattro figuranti che apparivano un pò meno (un pò) compromessi. Non saprei, ora, come guardare certe trasmissioni che facevano scomparire dalla stanza i presenti, rabbuiati dalla mia incavolatura: posso mica mettere a rischio la pace familiare per questi. Lo dico ben conscio del fatto che ci sono domande a cui nessuno darà risposte, tanto meno, al solito, i diretti interessati. Meglio i cartoni animati: almeno Topolino & Co. sono personaggi di fantasia.

Paul Klee, "Letter Ghost", 1937, Museum Of Modern Art (MOMA), New York.