lunedì 18 agosto 2008

 Consigli di lettura
   
(mi piace il latte, ma ghiacciato)



Seguo un consiglio letterario, quello dell'amico "Klochov". C'è una sorta di sottile piacere ad andar per librerie ad Agosto: quello di vedere che sono piene, gente che compra anche cinque o sei libri. E sei lì che ti chiedi se s'atteggiano o se una massa consistente di persone davvero non c'entra mai, in quei luoghi: quindi pochi che leggono come matti. Le facce sono quelle seriose di chi sta per cambiarsi la vita. Ve bene. Mi sono fatto il mio bel bigliettino attaccaticcio (brevetto tedesco) con autore, titolo e casa editrice scritti in stampatello (oh, fare il Geometra servirà a qualcosa?). Butto l'occhio: il baracchino delle informazioni è libero. In questa nota libreria (che ha un grande "F" sopra) ci si viene perchè è aperta sempre, non per la prontezza delle informazioni: di solito si guarda a PC se un libro c'è e stop, nessuna altra notizia.

"Dovrei averlo", condizionale. O c'è o non c'è, ma è sofismo, questo. Parte: lo scaffale è giusto dietro l'angolo, forse non devo chiamare casa per dire che ritardo. Scartabella, estrae: lo vedo, lo riconosco dalla copertina. Lo appoggia sul bordo e continua. Ci sarà un'altra copia? Un'edizione lusso scontata, con autografo dell'autore? Niente. Torna verso di me: "Devo vedere se è in magazzino". Magari è colpa mia: la grappa di ieri torna su e rincoglionisce. Và al piano di sopra. Già tre spazientiti letterati domenicali che l'attendono. Dopo cinque minuti (abbondanti) torna: "Mi spiace, è finito". Ringrazio, sorridendo (paresi). Vado allo scaffale: è proprio lui, pure bello massiccio e con un titolo grande così. Mi passa il sorriso, ma il libro resta dov'è.

Io non posso avercela con chi lavora in certi posti; m'immagino che, oltretutto, ad Agosto, dev'essere una bella rottura. Mi urta un pò di più chi fa il proprio mestiere senza un minimo di entusiasmo o di voglia, o di conoscenza. Se voglio un libro su Dio o un litro di latte non può essere la stessa cosa. Ma forse sì, a questo punto.
E' sempre una questione di punti di (s)vista.

John Baldessari, "Learn To Read", poster, 2003, Maran Goodman Gallery, New York/Paris.