domenica 2 novembre 2008

 L'eredità della vita



Credo che una delle tante eredità possibili che P.P.Pasolini ci ha lasciato, sia quella di un'immensa vitalità, di una voglia di esistenza con pochi confronti. In tutti i suoi scritti emerge una carica intellettuale e vitale che non può essere nascosta. Si potrebbe trasformare in invettiva, in riflessione o in meditazione, ma, trasversalmente, occupa uno spazio molto grande, espande e rafforza un pensiero già di suo molte volte altissimo. Se pensiamo che il Mondo di Pasolini è quello di quarant'anni e più fa, c'è da essere continuamente stupiti ed ammirati da tanta lucida lungimiranza. Noi, abituati ad un pianeta che ci dice tutto, ma di cui non sappiamo nulla e a cui ogni giorno chiediamo risposte e dal quale, inevitabilmente, riceviamo mutismo, dovremmo riflettere sulla forza del solo ragionamento, dello studio, della passione e del convincimento. Ed al di là delle (troppe) celebrazioni postume e delle (infinite) demonizzazioni umane e politiche, la figura di Pasolini continua a rappresentare un baluardo di pura ragione contro l'invasione della banalità. Come ogni intellettuale, anche Pasolini ha una sua dimensione, che può essere criticata e ridimensionata: è il corso della Storia che determina, poi, quando spazio possa ancora occupare la sua figura ed il suo pensiero. Resta, ineludibile, la sua importanza che non è fine a se stessa, ma continuo pungolamento ad una via che non sia solo mediatica, né sterilmente aprocrifa all'impegno. La vita, l'essere sono permeati di un desiderio latente del dire, del fare, che viene celato da un'infinita teoria di non possibilità che riducono molte cose a sottofondo, a mormorio. Ecco, allora, che la voce Pasoliniana è ancora una potente fonte di stimolo, che sarebbe peccato perdere in una miriade chiacchierona e tutto sommato meschina.

Drenti dal nustri mond, dis
di no essi borghèis, ma un sant
o un soldàt: un sant sensa ingnoransa,
un soldàt sensa violensa
.”