domenica 22 febbraio 2009

 Orfano di paesaggi

In una vecchia
intervista, lo scrittore Luigi Meneghello affermava “...che siamo orfani di parole e paesaggi”.
Questa sua frase mi ha portato, immediatamente, a trovare in me una sorta di malinconia invernale che ho percepito forte e conosciuta.
Nonostante fossi in un bar chiassoso e fumoso, nel centro della città, lo sguardo mi è andato oltre, a superare il limite delle case e delle periferie, fino a dove ci si confonde con la campagna, dove realmente il paesaggio muta.
In quella sottile striscia tra il clamore e una vita che sa, purtroppo, di passato, realmente si sente questa mancanza, questo essere spaesati.
Tutte le strade che ho percorso, negli anni, tra i filari di alberi contorti, le roggie, i campi brulli o pieni di grano, tornano a ricordarmi il loro sapore, quello dell'infanzia.
Ho avuto fortuna, perchè c'erano ancora queste cose.
Poco era stato mangiato dalle strade, da questi inni pagani al Dio macchina: poco rumore,s entore di un qualcosa immobile nel tempo e dal tempo eroso, nello stesso istante.
L'aia, l'acqua, l'orto, i fratelli di scorribande,l e piccole bestiole ed i gatti.
Può starci tutto questo in una frase su di un giornale, può fermarsi un attimo ed allungarsi fino all'oggi, fino al cambiamento.
Sentirsi abbandonati quasi per dovere, perchè qualcun'altro ce lo ha ricordato, che valore può avere?
Se non ci ho pensato fino ad ora...
Eppure davvero mi basta così poco, anche per correre fino ad oltre il fiume, quello che mi ha separato da un'estate afosa e piena, carica, di umori più adulti, dell'Amore (la cosa che permea sempre e comunque).
Mi piace, è vero, ripensare all'ombra di quell'albero dove giocavi anche tu bimba come me, lontana.
Non si può mai sapere chi si incrocerà nel cammino che porta ad incontrarsi.
I tuoi occhi luminosi e scuri hanno fatto di me un uomo, mi hanno portato ridendo verso le anse del fiume, verso i boschi ardui delle montagne.
Allora sì che mi sento orfano, mi sento perduto in questa sera fredda ed umida, spietata come possono essere solo i ricordi, quelle cose che mi separano sempre dall'essere migliore.
I compagni di viaggio delle parole, anche quelle svanite.

Peter Blake, "The Fine Art Bit", 1959, Tate Modern Collection, London.