giovedì 23 gennaio 2014

Il Ministro dei temporali


Penso di aver già dato. Negli anni di parole scritte qui ed altrove, ho provato a dire cose perlomeno sensate e personali sul mio Paese, soprattutto sulla politica. Questa cosa strana che dovrebbe regolare la vita di noi tutti e darci certezze, farci sentire cittadini consapevoli e partecipativi, mi sta annoiando. Lo dico con molta sincerità e ammettendo anche una bella dose di pigrizia intellettuale.

Il mio livello d'attenzione è scarso, come quando a scuola si faceva religione e i quaderni si riempivano di scarabocchi o si leggeva qualcosa per tentare di far vedere che s'era studiato per la materia dopo. Adesso navigo sul mare delle soluzioni ai problemi quotidiani, per rimediare agli inevitabili casini costruiti su scelte a volte sbagliate, spesso imposte, giornalmente subite.

Questo è. L'egoismo non nasce dal menefreghismo, nè dall'inconsapevolezza: quest'ultima è ampiamente sparsa, in Italia, e cresce figlia di un atteggiamento che si propaga per vie di comunicazione populistica, dando appiglio a chi casca dalle nuvole sempre e comunque. L'ignoranza non va premiata, va combattuta e io cerco di farlo per me stesso: gli altri (non quelli intelligenti e che mi onoro di conoscere) se voglion viver come bruti, s'accomodino.
Troveranno sempre qualcuno pronto ad accoglierli.

Nè è una pausa, tutto questo. Tutt'altro. La mente non si ferma mai e nessuno ha ancora inventato una pillola che la metta in stand-by affinché si rigeneri e cancelli i pensieri negativi. Ci vorrebbe un bel Ministero dei Temporali che pensi a lavare un po' di coscienze e, magari, dia l'allarme se viene a piovere, che da noi bastano due giorni per disintegrare tutto.

Anche la forza di volontà.

"Il ministro dei temporali in un tripudio di tromboni auspicava democrazia con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni." (Fabrizio de Andrè, "La domenica delle salme", da "Le nuvole", 1990, ed. Ricordi/Fonit Cetra)