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Un prezzo alto, ma non per tutti



Un amico riceve una mail da un'azienda cui aveva mandato il "Curriculum" tre volte nel giro di un paio di mesi: può capitare, se si cerca disperatamente lavoro. Nella missiva gli si dice che l'ufficio personale non ha interesse, al momento, nell'assumere nessuno e che è inutile continuare a mandare mail: se servisse il "CV" c'è già. Quello che mi fa imbestialire è che questa risposta poteva essere data la prima volta, al primo documento inviato. Ci sono tre milioni di persone che il lavoro non lo cercano neanche più. Gli uomini attendono risposte dalle centinaia di domande fatte, le donne si danno da fare in casa o assistono qualche parente. Un numero abnorme, sconcertante. Imputo, almeno in parte, anche alle aziende e ai centri per l'impiego la causa di un altro disastro senza pari in Europa. Chi è senza lavoro è solo, il più delle volte mal sopportato per la sua insistenza (non è voglia di rompere l'anima, ma disperazione, se ci si riesce a capirlo), anche da chi dovrebbe aiutarlo (e non fatemi dire altro). Se una ditta avesse la delicatezza di rispondere, anche se per un rifiuto, queste persone si sentirebbero almeno ascoltate. Almeno.
Credo fortemente che questa crisi faccia paura a tanti, ma a molti serva come scusa.
Non servono paroloni come "Spread", "PiL" o altri: o che le Banche non mollino soldi che gli sono piovuti dall'alto nonostante siano le stesse che hanno portato al collasso tutto il pianeta.
Serve rispetto, serve lavoro, serve responsabilità, serve aiuto: serve umanità.
Costano troppo?

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