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 Happy Birthday?




Come siamo egoisti.
Per una volta che la pupattola vuole andare ad una festa di Compleanno, anziché a Kung-Fu (sì, sì). Stavolta vai tu: io mi rompo, alle Feste. Anch'io. Non so cosa dire a gente che non vedo mai. Io sì? Ma magari tu, con le mamme: vi mettete a parlare di bambini, di altri figli, roba così. L'ultima volta erano quasi tutti papà. Appunto, magari ti diverti più che con le mamme. Istighi al delitto? Un po'. Dov'è 'sta Festa? Da “Mc'Donalds”. Ancora? Ogni anno la stessa solfa. E che non hanno spazio. Ho capito, ma lì ingurgitano montagne di schifezze, e poi mi dici che ha i brufoletti sul naso. Vengono anche a te, i brufoletti. Vero, ma a stare lì mi vengono sulle palle, a me. Capito: vado io. Tu Sabato ti fai catechismo e piscina. Forse mi viene voglia di un hamburger.

(A quello che so, oggi, un hamburger costa, in questa catena di fast food, un euro. Ecco, invece di darlo a loro, convincete qualcuno a mandarlo a "Sei Gradi". Meglio, molto meglio).

Edward Burra, "The Snack Bar", 1930, Tate Modern.

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Perchè mi frega

Francamente non mi interessa. Non mi interessa quale potrebbe essere il vostro schieramento politico, la vostra idea della politica o se sapete cosa può (o potrebbe) essere la politica. Io non sono uno di quelli che si definiscono "osservatori privilegiati": fossimo ai tempi bui, potrei al massimo aspirare alla parte di servo della gleba con propensione a mettersi nei casini, dato che il culo non lo lecco a nessuno.

Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
Non mi frega proprio: vi prego, credetemi.

Arrivo a dire che non mi alza nulla neppure sapervi, che so?, fascisti. E sì che io, i fascisti, li aborro un attimo. Detto da uno…

Miserabili now

Qualche giorno fa, leggendo il solito bel post dell'amico Gilberto, mi sono soffermato su un termine da lui usato: miserabile. Adesso esulo dal contesto in cui lui lo inseriva e me ne servo per tutt'altro discorso. La parola la uso piuttosto poco: di solito è per definire una persona che disprezzo, per cui non ho alcuna stima, un perfetto coglione, per essere estremamente chiari.
E cercherò di essere cristallino.

Le cose, lo sapete, valgono assai di più se provate sulla propria pelle. Le esperienze più delle parole; un assioma. Se non hai mai potato un albero non sai quale sia la fatica o i problemi che comporta: è solo per dire che ci riempiamo la bocca di opinioni su mille cose, ma ciò che viviamo è quello che conosciamo davvero. Il resto sta alla nostra attenzione, preparazione, agli interessi, a dove e cosa impariamo.

Facciamo così. Io vi dico che adesso so per certo che significhi essere un miserabile, lavorativamente ed economicamente parlando. Non che io abbia mai vissuto …

Talula, eh?

"Talula, eh?'", dice la figlia di un'amica che ancora non si esprime in maniera fluente: "Paura, eh?" sta a significare. Ci si arriva da soli. E' la maniera così spontanea e pulita di chi ancora non sa "dire" ciò che prova, ma che sente perfettamente cosa significhi quel momento, quell'attimo: magari scendendo da uno scivolo, sbucciandosi le ginocchia, come spero sempre facciano più bambini possibile.
Che è meglio che imparare da un videogioco o dalle noiose parole degli adulti.

Eppure mi ha fatto pensare alle mie, di paure. Ormai, vista la vetusta età, acclarate e persino persistenti. E immagino pensiate soprattutto a quella della morte, della fine della corsa, dell'arriverderci e grazie, è stato bello ma breve. In effetti ci penso spesso, ma debbo ammettere, con un filo di sovraeccitazione, che non è la peggiore.
A volte vira verso l'indifferenza o, non me ne vogliate, la liberazione.

Ne ho mille altre: politiche (be', questa è …