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 Dog eat dog



Ci perdiamo quotidianamente tra i miasmi di un Mondo che ha poco di buono. Nei Blog, in Rete, compaiono in continuazione articoli che mi mettono in guardia sulle storture del “sistema”, sul fatto che non contiamo nulla, per quanto si sbraiti, ci si indigni. E petizioni, a iosa: tutte giuste, ineccepibili, assolutamente verificabili.

Ieri mi è giunta una mail rivoltante, credetemi, da vomitare. In un filmato spaventoso si viene portati a conoscenza (almeno, io non lo sapevo) della “pratica”, attuata in Cina, di scuoiare vivi i cani, considerati animali da pelliccia. Ora, di fronte a certe cose a me passa il “politically correct”. Non ho mai considerato quella Occidentale come una Civiltà superiore, visto, appunto, lo schifo che facciamo ogni giorno, ma non mi si chieda di comprendere “tradizioni” altrui del genere. Per risparmiare mezzi di soppressione, a questo punto benevoli, ciò che accade è assolutamente ingiustificabile. La mail giunge da persona fidata, che come me è rimasta senza parole.

Chi voglia firmare me lo dica in “PVT”; non voglio che capiti ad amici troppo sensibili. E' sconsolante ravvisare l'impotenza della ragione, del buonsenso e della pietà nei confronti della maggioranza delle persone. E non voglio neanche parlare d'ignoranza, chè anche quella mi pare una scusa. E come tutte le scuse, in casi del genere, offensiva.

Gerd Winner, "Isle of Dogs II", 1973, Tate Modern, London.

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Perchè mi frega

Francamente non mi interessa. Non mi interessa quale potrebbe essere il vostro schieramento politico, la vostra idea della politica o se sapete cosa può (o potrebbe) essere la politica. Io non sono uno di quelli che si definiscono "osservatori privilegiati": fossimo ai tempi bui, potrei al massimo aspirare alla parte di servo della gleba con propensione a mettersi nei casini, dato che il culo non lo lecco a nessuno.

Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
Non mi frega proprio: vi prego, credetemi.

Arrivo a dire che non mi alza nulla neppure sapervi, che so?, fascisti. E sì che io, i fascisti, li aborro un attimo. Detto da uno…

Miserabili now

Qualche giorno fa, leggendo il solito bel post dell'amico Gilberto, mi sono soffermato su un termine da lui usato: miserabile. Adesso esulo dal contesto in cui lui lo inseriva e me ne servo per tutt'altro discorso. La parola la uso piuttosto poco: di solito è per definire una persona che disprezzo, per cui non ho alcuna stima, un perfetto coglione, per essere estremamente chiari.
E cercherò di essere cristallino.

Le cose, lo sapete, valgono assai di più se provate sulla propria pelle. Le esperienze più delle parole; un assioma. Se non hai mai potato un albero non sai quale sia la fatica o i problemi che comporta: è solo per dire che ci riempiamo la bocca di opinioni su mille cose, ma ciò che viviamo è quello che conosciamo davvero. Il resto sta alla nostra attenzione, preparazione, agli interessi, a dove e cosa impariamo.

Facciamo così. Io vi dico che adesso so per certo che significhi essere un miserabile, lavorativamente ed economicamente parlando. Non che io abbia mai vissuto …

Talula, eh?

"Talula, eh?'", dice la figlia di un'amica che ancora non si esprime in maniera fluente: "Paura, eh?" sta a significare. Ci si arriva da soli. E' la maniera così spontanea e pulita di chi ancora non sa "dire" ciò che prova, ma che sente perfettamente cosa significhi quel momento, quell'attimo: magari scendendo da uno scivolo, sbucciandosi le ginocchia, come spero sempre facciano più bambini possibile.
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Eppure mi ha fatto pensare alle mie, di paure. Ormai, vista la vetusta età, acclarate e persino persistenti. E immagino pensiate soprattutto a quella della morte, della fine della corsa, dell'arriverderci e grazie, è stato bello ma breve. In effetti ci penso spesso, ma debbo ammettere, con un filo di sovraeccitazione, che non è la peggiore.
A volte vira verso l'indifferenza o, non me ne vogliate, la liberazione.

Ne ho mille altre: politiche (be', questa è …