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 The Perennial Anonymous



Il post di ieri, come si poteva immaginare, ha sollevato più di qualche critica, pochi commenti ed un paio di mail. Mi fa piacere, si fa per dire, riportarVi, qui, il testo di una di queste (rielaborato nella sintassi, perchè, per alcuni la Lingua Italiana è un'opinione, variabile).
“Sig. Mattioli (grazie, per il “Signore!),
ho letto quello che Lei ha scritto (io non ho scritto nulla, ho riportato) oggi (ieri, ormai) e devo dire che mi fa una profonda tristezza vedere che ci sono ancora alcuni Italiani che pensano che la “Rivoluzione d'Ottobre” sia stata una cosa giusta. Dimentica con troppa facilità tutto quello che ne conseguì: devo ricordarle i Gulag, le epurazioni, il KGB e tante altre cose allegre? Recentemente un Parlamentare dell'UDC ha proposto il reato di “Apologia del Comunismo”, assimilabile a quello pensato per il Fascismo. E giustamente. Lei, Sig. Mattioli, è una persona che non ha capito nulla, né della Storia, né della Democrazia. Spero vivamente che si ravveda e che capisca i suoi errori, ma ne dubito. Senza stima.”
Ovviamente era anonimo.
Rispondere?
Nel merito, mi fanno sorridere:
1) gli “Anonimi”; pensavo che il Partito più grande fosse quello degli imbecilli, ma mi sbagliavo. Gli “Anonimi” sono assai di più, meglio organizzati e senz'altro anche meno intelligenti.
2) “...non ha capito nulla”: e sai che novità. Avessi capito tutto non starei qui a rispondere ad un pirla.
3) “...devo ricordarle i Gulag...”; no, anzi, me le ricordo benissimo queste cose. E' che, caro il mio, bisogna leggere le parti scritte in nero, non gli spazi bianchi dell'articolo. Magari lì le risposte c'erano già, senza dover ammazzare anche quel mezzo neurone che le è rimasto.
4) “...un Parlamentare dell'UDC...”: questa, come cazzata, fa il paio con quella di Diliberto che vuol mettersi in casa la mummia di Lènin.
E dato che ho perso già troppo tempo (e con me i lettori di questo spazio), direi di finirla qui.

Dimenticavo.
Volontè, quello dell'UDC, autore della proposta per l'apologia di reato del Comunismo, a me nessuno mi toglie dalla testa che somigli in maniera strabiliante a Gian Maria Volontè.
Per carità e per fortuna solo fisicamente.


Tacita Dean, "Ein Sklave des Kapitals", from "The Russian Ending", 2001, Tate Modern, London.

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