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 La ventunesima Regione



Mi pare di vivere nella 21ma Regione d'Italia.
Sarò io che non capisco, che penso in maniera deviata e deficitaria, ma quando leggo parole come quelle di Epifani (Segretario Generale della "CGIL"), mi guardo attorno per vedere se non sia capitato in un territorio aspro, sconosciuto, fuori dalle mappe. Mi pareva d'aver compreso che il Sindacato, anche quando è portato avanti da coloro che in fabbrica non ci stanno più da anni, fosse quello che "si sporca le mani". Burocrati lo sono diventati quelli che l'han voluto: tutto l'apparato del Sindacalismo Italiano boccheggia da decenni tra le ansie delle spinte "dal basso" (altro termine che non dovrebbe suonare nuovo) ed i desideri di essere organizzazione efficiente. Bandito il discorso Politico, avanzo di quei '70 in cui la classe operaia c'era, pulsava, lottava, ci si è adagiati, conformizzati alla lotta salariale tout-court: da lì disaffezione dei dinosauri, smagnetizzazione mentale dei giovani e soldi da fare per tirare avanti. L'equazione tessera-soldi-soldi-forza ha dato i risultati che adesso si vedono. Nessuno è obbligato a fare parte del Sindacato, può anche essere qualcosa di alieno ed inutile: comodo, ma vero. Di memoria corta e nessun interesse storico i lavoratori Italiani sono sazi. Ma, allora, gli operai che "non sono più classe, ma condizione" devono pensare che solo se ci si rimette la ghirba il Sindacato si ripensa (ed era solo che ora)? Ed anche se fosse che la Politica se ne fotte, non dovrebbe essere, il lavoro, la dignità, la lotta più forte del clientelismo e della superficialità?
Si abbia almeno il buon ufficio di smetterla di compatirsi e compatire, di rimboccarsi le maniche e di tornare a puzzare un pò d'olio, caffè (alla macchinetta, provare) e sigarette, invece di pepetuare la nobile tradizione dell'altezzosa dignità delle parole.
Che, si sa, non ti danno da vivere.
Almeno dove si lavora sul serio.

Foto: "Словенский Вомиторио", Nova Gorica, 10 Gennaio 2008.

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