Passa ai contenuti principali
 Accordi in disaccordo



Al momento di scrivere, non so neanche chi abbia vinto "Sanremo"; ritengo non sia notizia da annoverare tra quelle importanti. Poi, siccome m'è piaciuto essere definito "radical-chic", io che in vestiti spendo meno di chiunque e sono pronto a dimostrarlo (anche se la definizione riguarda l'atteggiamento mentale, per cui non si parla di soldi, mi sa), non ho visto che cinque minuti in tutto del baraccone. Naturalmente non per spocchia, ma perchè a "Sanremo" c'è un certo tipo di musica Italiana, non quella che ascolto io: rispettabile, per molti, ma priva di alcun interesse per il sottoscritto. Punto. Non credo sia un dramma se mi dimentico della Bertè, se non so chi sia Di Tonno, se Minghi lo vedo missionario in qualche paese del Sudamerica o se Chiambretti non mi fa proprio ridere. C'era "Elio", ma a ridosso della colazione e io vado ancora a caffè e brioches.

Come ho scritto, i miei cinque minuti si sono risolti così:
- le gambe (e il resto) di Mietta, di cui non ricordo una parola della canzone, ma che argomenti ne ha ancora, eccome;
- Ben Harper che ha ribadito che con il talento vero bastano quattro-accordi-quattro e una chitarra per fare una canzone bellissima (alla faccia dell'Orchestra e dei pinnacoli vocali).
Il resto mi sembra il paradigma di questo Paese: una gran caciara, pochi fatti (intesi come "azioni", su quel che si assume dietro il palco non giuro) e alla fine l'immobilità.
Sì, "Sanremo" è ancora roba decisamente Italiana.
Canone ben speso, tranquilli.


Milan Knìzák, "Zerstörte Musik (Broken Music)", 1983, Museum Of Modern Art (MOMA), New York.

Post popolari in questo blog

Perchè mi frega

Francamente non mi interessa. Non mi interessa quale potrebbe essere il vostro schieramento politico, la vostra idea della politica o se sapete cosa può (o potrebbe) essere la politica. Io non sono uno di quelli che si definiscono "osservatori privilegiati": fossimo ai tempi bui, potrei al massimo aspirare alla parte di servo della gleba con propensione a mettersi nei casini, dato che il culo non lo lecco a nessuno.

Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
Non mi frega proprio: vi prego, credetemi.

Arrivo a dire che non mi alza nulla neppure sapervi, che so?, fascisti. E sì che io, i fascisti, li aborro un attimo. Detto da uno…

Miserabili now

Qualche giorno fa, leggendo il solito bel post dell'amico Gilberto, mi sono soffermato su un termine da lui usato: miserabile. Adesso esulo dal contesto in cui lui lo inseriva e me ne servo per tutt'altro discorso. La parola la uso piuttosto poco: di solito è per definire una persona che disprezzo, per cui non ho alcuna stima, un perfetto coglione, per essere estremamente chiari.
E cercherò di essere cristallino.

Le cose, lo sapete, valgono assai di più se provate sulla propria pelle. Le esperienze più delle parole; un assioma. Se non hai mai potato un albero non sai quale sia la fatica o i problemi che comporta: è solo per dire che ci riempiamo la bocca di opinioni su mille cose, ma ciò che viviamo è quello che conosciamo davvero. Il resto sta alla nostra attenzione, preparazione, agli interessi, a dove e cosa impariamo.

Facciamo così. Io vi dico che adesso so per certo che significhi essere un miserabile, lavorativamente ed economicamente parlando. Non che io abbia mai vissuto …

Talula, eh?

"Talula, eh?'", dice la figlia di un'amica che ancora non si esprime in maniera fluente: "Paura, eh?" sta a significare. Ci si arriva da soli. E' la maniera così spontanea e pulita di chi ancora non sa "dire" ciò che prova, ma che sente perfettamente cosa significhi quel momento, quell'attimo: magari scendendo da uno scivolo, sbucciandosi le ginocchia, come spero sempre facciano più bambini possibile.
Che è meglio che imparare da un videogioco o dalle noiose parole degli adulti.

Eppure mi ha fatto pensare alle mie, di paure. Ormai, vista la vetusta età, acclarate e persino persistenti. E immagino pensiate soprattutto a quella della morte, della fine della corsa, dell'arriverderci e grazie, è stato bello ma breve. In effetti ci penso spesso, ma debbo ammettere, con un filo di sovraeccitazione, che non è la peggiore.
A volte vira verso l'indifferenza o, non me ne vogliate, la liberazione.

Ne ho mille altre: politiche (be', questa è …