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Calli alle mani.
Berlusconi: "Il nostro è un Governo artigiano". Infatti maneggia alla grande le seghe.

Changes.
Parisi sul PD: "O cambia la linea o cambia il Leader". Ma anche tutti e due, eh?

Closed.
Il Tibet resta chiuso agli stranieri, Tibetani compresi.

Angeli.
Berlusconi vuole i volontari da tutta Italia per ripulire Napoli, gli "Angeli della spazzatura". Ci vogliono proprio le ali per stare sopra a questo schifo.

Travagli.
Secondo "Le Figaro" il nuovo cd di Madame Sarkozy "...è perfettamente riuscito". Avranno fatto l'epidurale.

Scusate.
Il Canada chiede scusa agli aborigeni, a patto che non si facciano vedere in giro.

Informatevi.
A Roma Bush parla di "...molta disinformazione sugli USA". Ineccepibile: la verità è ben peggiore.

Piano.
Sacconi annuncia un piano straordinario per le morti sul lavoro. Speriamo non sia inclinato.

De più.
Chi è più intelligente vive anche più a lungo. Sempre detto io che Berlusconi è un'anomalia.

Detto questo, ci si saluta, almeno fino al 22 Giugno: la bimba necessita di ferie e figuratevi io...
Aloha.


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Perchè mi frega

Francamente non mi interessa. Non mi interessa quale potrebbe essere il vostro schieramento politico, la vostra idea della politica o se sapete cosa può (o potrebbe) essere la politica. Io non sono uno di quelli che si definiscono "osservatori privilegiati": fossimo ai tempi bui, potrei al massimo aspirare alla parte di servo della gleba con propensione a mettersi nei casini, dato che il culo non lo lecco a nessuno.

Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
Non mi frega proprio: vi prego, credetemi.

Arrivo a dire che non mi alza nulla neppure sapervi, che so?, fascisti. E sì che io, i fascisti, li aborro un attimo. Detto da uno…

Ping Pong

Nel 1971, la diplomazia del ping-pong avvicinò la Cina agli USA. Il ping pong è un gioco veloce e di riflessi, ma, fondamentalmente, si tratta di tirarsi una palla. Allora fu veicolo di aperture ed oggi ce lo ritroviamo in Italia come metafora di un empasse politico così sfiancante che è senz’altro possibile definire storico. Sembra che una congiunzione astrale particolarmente sfortunata abbia cercato di imporre un cambiamento profondo che, però, non si è palesato in maniera definitiva, riducendosi ad occupazioni, pranzetti al borgo e reiterati equivoci oratori. Mentre coloro che avevano la vittoria in tasca, stanno cercando un nuovo metodo per sminuzzare in parti infinitesimali la ormai pallida parvenza di un’idea politica, spacciata anch’essa per nuova (per quanto, alla luce del sole, sembra più che altro ridipinta in velocità). E intanto l’arbitro, ex giocatore, che già pensava ad una pensione dorata e ludica, si trova di nuovo al centro dell’attenzione, tronfio ed impomatato come …

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