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 Il solito autogol



 

Mi sono sempre tenuto a debita distanza dal mondo del calcio, questo baraccone divertente, ma sproporzionato e francamente un pò offensivo nei riguardi dei "normali" cittadini e lavoratori. Me ne sto alla larga anche perchè pare tirar fuori troppo spesso e con troppe coperture (a tutti i livelli), il peggio dalle persone. I "tifosi" (termine che trovo orrendo) si compiacciono con disarmante facilità di essere talmente appassionati (il che non è certo un male) da andare oltre quello che è un comportamento civile, sfociando fino a degenerazioni delinquenziali vere e proprie. A riprova, ieri, durante i funerali del Presidente della Roma, non si è avuta migliore idea che quella di insultare, inzaccherare e spintonare un dirigente del Milan. Ora, ci saranno pure delle rivalità "sportive", sgarbi mai digeriti, questioni economiche e di mercato dei pedatori, ma erano pur sempre le esequie di una persona. E' a questo che io non ci sto, alle irritanti schermaglie farcite di maleducazione e violenza, buone in ogni momento. Non giustifico, mai.

E tanto per anticipare eventuali rimostranze ed accuse, vi dico che no, non sono un "tifoso": mi va bene così. Se non capisco certi "meccanismi" e se non posso comprendere appieno quale magia si nasconde dentro ad una passione così totalizzante, non vogliatemene: vivo abbastanza bene lo stesso.


Keith Haring, "Untitled", 1988.

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Perchè mi frega

Francamente non mi interessa. Non mi interessa quale potrebbe essere il vostro schieramento politico, la vostra idea della politica o se sapete cosa può (o potrebbe) essere la politica. Io non sono uno di quelli che si definiscono "osservatori privilegiati": fossimo ai tempi bui, potrei al massimo aspirare alla parte di servo della gleba con propensione a mettersi nei casini, dato che il culo non lo lecco a nessuno.

Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
Non mi frega proprio: vi prego, credetemi.

Arrivo a dire che non mi alza nulla neppure sapervi, che so?, fascisti. E sì che io, i fascisti, li aborro un attimo. Detto da uno…

Miserabili now

Qualche giorno fa, leggendo il solito bel post dell'amico Gilberto, mi sono soffermato su un termine da lui usato: miserabile. Adesso esulo dal contesto in cui lui lo inseriva e me ne servo per tutt'altro discorso. La parola la uso piuttosto poco: di solito è per definire una persona che disprezzo, per cui non ho alcuna stima, un perfetto coglione, per essere estremamente chiari.
E cercherò di essere cristallino.

Le cose, lo sapete, valgono assai di più se provate sulla propria pelle. Le esperienze più delle parole; un assioma. Se non hai mai potato un albero non sai quale sia la fatica o i problemi che comporta: è solo per dire che ci riempiamo la bocca di opinioni su mille cose, ma ciò che viviamo è quello che conosciamo davvero. Il resto sta alla nostra attenzione, preparazione, agli interessi, a dove e cosa impariamo.

Facciamo così. Io vi dico che adesso so per certo che significhi essere un miserabile, lavorativamente ed economicamente parlando. Non che io abbia mai vissuto …

Talula, eh?

"Talula, eh?'", dice la figlia di un'amica che ancora non si esprime in maniera fluente: "Paura, eh?" sta a significare. Ci si arriva da soli. E' la maniera così spontanea e pulita di chi ancora non sa "dire" ciò che prova, ma che sente perfettamente cosa significhi quel momento, quell'attimo: magari scendendo da uno scivolo, sbucciandosi le ginocchia, come spero sempre facciano più bambini possibile.
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Eppure mi ha fatto pensare alle mie, di paure. Ormai, vista la vetusta età, acclarate e persino persistenti. E immagino pensiate soprattutto a quella della morte, della fine della corsa, dell'arriverderci e grazie, è stato bello ma breve. In effetti ci penso spesso, ma debbo ammettere, con un filo di sovraeccitazione, che non è la peggiore.
A volte vira verso l'indifferenza o, non me ne vogliate, la liberazione.

Ne ho mille altre: politiche (be', questa è …