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 Good Habits




C'era una volta una mia buona abitudine. Almeno, io la ritengo tale. Era (è) quella di visitare i Blog amici e quelli che hanno la bontà di "linkarmi" il più spesso possibile. La ritengo "degna", come consuetudine, perchè non ha senso, altrimenti, inserire qualcuno in tali liste. Il tempo è invece quello che è. Allora, da oggi, me ne vò, per qualche giorno, a scrivere commenti e/o saluti sui siti altrui, non qui. Sono mesi (in qualche caso molti) che non faccio questa cosa. Poi sarò un filino più contento. Anche le piccole cose valgono.

BANDO.
Siccome "L'Unità" e il "Riformista" (lo so, non sono granchè come esempi) si rifanno il look, anche "Transit" ha le fregole. Mi piacerebbe un pò più di rosso nel template, qualcosa di diverso. Insomma, dato che io non ci piglio su queste cose, c'è qualcuno che vuole rifare la facciata a questo "Blog"? Sul pagamento ci si accorda, sempre. Se nessuno si fa avanti, non importa. Non mi pare un problema importante...

Portiamoci avanti con il lavoro uno.
Tanto per non perdere l'abitudine, vi segnalo questo articolo di Claudio Magris, sul "Corriere". Esemplare per equidistanza e ragionevolezza. Una volta tanto.

Portiamoci avanti con il lavoro uno e mezzo.
Mourihno mette fuori rosa Adriano, colpevole d'essersi fatto una notte in discoteca, allenato male e giocato peggio. La scusa del giocatore? "Sono stanco". E l'allenatore risponde: "E' stanco chi lavora 15 ore e prende una miseria". Evviva il Compagno Mourinho. D'accordo in pieno.

Portiamoci avanti con il lavoro due.
Di queste ore le notizie degli scontri a Roma tra studenti ed "altri" giovani. Mi par giusto: diamo ragione a chi dice che non c'è scelta che non sia Politica. Sopratutto quelle sbagliate. Io sono con gli studenti (e si sapeva).

Portiamoci avanti con il lavoro due e mezzo.
Parto per una velocissima puntata a Roma. Perciò sospendo un attimo il mio girovagare tra Blogs (già, comunque, non ero velocissimo...). Se becco Silvio devo dirgli qualcosa?

Portiamoci avanti con il lavoro tre.
Torno a Roma il 12 Dicembre. Perchè? Perchè ci credo, a certe cose, e mi nascondo mica. Perciò, se qualcuno autoctono vuole farmi mangiare ed ubriacare vergognosamente, mandi la sua candidatura.


Richard Prince, "Untitled (jewels, watch and pocketbook)", 1978-79, Guggenheim Museum, New York.

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Perchè mi frega

Francamente non mi interessa. Non mi interessa quale potrebbe essere il vostro schieramento politico, la vostra idea della politica o se sapete cosa può (o potrebbe) essere la politica. Io non sono uno di quelli che si definiscono "osservatori privilegiati": fossimo ai tempi bui, potrei al massimo aspirare alla parte di servo della gleba con propensione a mettersi nei casini, dato che il culo non lo lecco a nessuno.

Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
Non mi frega proprio: vi prego, credetemi.

Arrivo a dire che non mi alza nulla neppure sapervi, che so?, fascisti. E sì che io, i fascisti, li aborro un attimo. Detto da uno…

Ping Pong

Nel 1971, la diplomazia del ping-pong avvicinò la Cina agli USA. Il ping pong è un gioco veloce e di riflessi, ma, fondamentalmente, si tratta di tirarsi una palla. Allora fu veicolo di aperture ed oggi ce lo ritroviamo in Italia come metafora di un empasse politico così sfiancante che è senz’altro possibile definire storico. Sembra che una congiunzione astrale particolarmente sfortunata abbia cercato di imporre un cambiamento profondo che, però, non si è palesato in maniera definitiva, riducendosi ad occupazioni, pranzetti al borgo e reiterati equivoci oratori. Mentre coloro che avevano la vittoria in tasca, stanno cercando un nuovo metodo per sminuzzare in parti infinitesimali la ormai pallida parvenza di un’idea politica, spacciata anch’essa per nuova (per quanto, alla luce del sole, sembra più che altro ridipinta in velocità). E intanto l’arbitro, ex giocatore, che già pensava ad una pensione dorata e ludica, si trova di nuovo al centro dell’attenzione, tronfio ed impomatato come …

Fatevi l'inchino

Povero "PdL": da un nano ad un Alfano. Come ondate cicliche di populismo pesante, le bordate politiche Italiane si infrangono con inusitata potenza verbale, infarcita di luoghi comuni, bassezze, banalità. La campagna elettorale perenne cui siamo sottoposti, volenti o nolenti, riporta a galla tutte le nefandezze lessicali che possiamo tollerare, ed anche di più. Mentre nel Mondo si consumano tragedie epocali (vedi la Siria, per dirne una) e la crisi del lavoro disintegra intere Nazioni, questi scellerati continuano a razzolare, tutti quanti, nell'orticello della loro miserevole ed angusta visione delle cose, limitata ai fatti sporchi di un paese come il nostro, incapace di guardare oltre il proprio ombelico. In questo sono bravi tutti, a destra, a sinistra, ovunque. Sono ignoranti, perlopiù, e non tentano nemmeno di mascherarlo; aggiungono anche questo vessillo alle loro bandiere di personaggi arrancanti e pretenziosi di visibilità.
Come capitani derelitti, si fanno l…