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 House of Hope


 


Adesso bisogna ricostruire. Un'identità, un territorio: le sue case e con quelle pietre, lì, non altrove. Eppure un ricomporre dovrebbe essere iniziato, molto prima di un terremoto. Si sarebbe dovuto ripensare e rimettere insieme i pezzi dell'Italiano cittadino, del compatriota. Impresa ben più ardua e costosa di quella fisica del rifare le case e gli ospedali [sic].

Stupirsi della generosità e della prontezza di molti, adesso, è un bene prezioso e gratificante: dura il tempo, appunto, dello stupore. Uno stupore che non dovrebbe esistere, ma esser norma. Tant'è. La vita dei giorni cosiddetti normali è diversa, lo si sa da una vita. Qui da noi uno frega l'altro, in un via vai di furbizia e cialtroneria senza fine e senza un inizio: natura, modo d'essere, condizione ambientale e, sovrana, mentale.

Se il pizzicagnolo sotto casa tende a fregarmi, o se il concessionario, il costruttore, il tizio o caio che volete fa così, bisognerebbe rifare una mentalità, prima d'altro. Battaglia persa, chè ne dicano soloni e giornalisti, registi o preti. Un ospedale senza certificazione di agibilità è un segno come tanti di quello che siamo, saremo. E non vogliamo cambiare. La cosa certa è che la montagna di menzogne e ipocrisia è ben salda: non c'è terremoto che tenga o persone che la scalfiscano. Una certezza quasi consolante per i più. I più che fanno la somma.

Lawrence Weiner, "Earth to Earth...", 1970, Guggenheim Museum, New York.

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Perchè mi frega

Francamente non mi interessa. Non mi interessa quale potrebbe essere il vostro schieramento politico, la vostra idea della politica o se sapete cosa può (o potrebbe) essere la politica. Io non sono uno di quelli che si definiscono "osservatori privilegiati": fossimo ai tempi bui, potrei al massimo aspirare alla parte di servo della gleba con propensione a mettersi nei casini, dato che il culo non lo lecco a nessuno.

Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
Non mi frega proprio: vi prego, credetemi.

Arrivo a dire che non mi alza nulla neppure sapervi, che so?, fascisti. E sì che io, i fascisti, li aborro un attimo. Detto da uno…

Miserabili now

Qualche giorno fa, leggendo il solito bel post dell'amico Gilberto, mi sono soffermato su un termine da lui usato: miserabile. Adesso esulo dal contesto in cui lui lo inseriva e me ne servo per tutt'altro discorso. La parola la uso piuttosto poco: di solito è per definire una persona che disprezzo, per cui non ho alcuna stima, un perfetto coglione, per essere estremamente chiari.
E cercherò di essere cristallino.

Le cose, lo sapete, valgono assai di più se provate sulla propria pelle. Le esperienze più delle parole; un assioma. Se non hai mai potato un albero non sai quale sia la fatica o i problemi che comporta: è solo per dire che ci riempiamo la bocca di opinioni su mille cose, ma ciò che viviamo è quello che conosciamo davvero. Il resto sta alla nostra attenzione, preparazione, agli interessi, a dove e cosa impariamo.

Facciamo così. Io vi dico che adesso so per certo che significhi essere un miserabile, lavorativamente ed economicamente parlando. Non che io abbia mai vissuto …

Talula, eh?

"Talula, eh?'", dice la figlia di un'amica che ancora non si esprime in maniera fluente: "Paura, eh?" sta a significare. Ci si arriva da soli. E' la maniera così spontanea e pulita di chi ancora non sa "dire" ciò che prova, ma che sente perfettamente cosa significhi quel momento, quell'attimo: magari scendendo da uno scivolo, sbucciandosi le ginocchia, come spero sempre facciano più bambini possibile.
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A volte vira verso l'indifferenza o, non me ne vogliate, la liberazione.

Ne ho mille altre: politiche (be', questa è …