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Natale realista



Per i Maya al 2013 nemmeno ci arriveremo: sarebbe l'anno in cui, qui, si perderanno altri ottocentomila posti di lavoro. Per ora, ed è colpa della Grecia (Passera docet), siamo già in recessione. Chè non ci voleva un genio per capirlo: basta fare un giro per i negozi di qualsiasi città. Intanto Marchionne, uno degli ultimi difensori della patria, si aspetta che la "Panda" da sola faccia passare in cavalleria un accordo industriale degno di una novella di Dickens e che pari il sedere per qualche annetto alle future iniquità lavorative  e sociali (e anche qui si può fare a meno dei Professori). Insomma, facciamo da Noi, che, tanto, nessuno ci aiuterà, come al solito. Forse servirebbe davvero dell'ottimismo, ma scarseggia: siamo pieni di "cupe vampe" che, però, non riscaldano per nulla.
Il realismo addobberà gli alberi di Natale.
Saranno decorazioni molto povere.


[L'immagine è di Mauro Biani]

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Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
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