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Nothing has changed



Non parto dal pianto della Fornero. Come sempre, in casi come questo, si è detto anche troppo e spesso inutilmente. Voglio partire da una delusione: io sono specializzato, in delusioni, si sappia. A darle ed a riceverle. Come cittadino avevo sperato (non creduto) che un'inversione, almeno teorica, di rotta nel governo del Paese avrebbe portato una soluzione a questo disastro: un'equazione forte, dolorosa, ma giusta. Invece giusta non è. Forse era inevitabile, ma sono scettico: nulla è impossibile, tranne morire. Quello e tassare i ricchi, a quanto pare. Invece di una bistecca, per andare avanti ci danno un brodino e pure salato. Il lavoro, l'asse centrale di ogni cosa, adesso come adesso, viene nominato solo per parlare di aziende, quando invece bisogna aiutare i lavoratori. Le pensioni per i più giovani non sono chimera: non esistono, di fatto, e chi ce l'ha dovrà pagare ancora. Avere una casa di proprietà, così da non intasare i sottoponti, è un lusso, evidentemente: ma chi ha un tetto d'oro sì e no s'accorgerà di questa "Imu". Insomma, per non annoiare, tutto cambia perchè nulla è cambiato. Ed i politici, quelli che vivono grazie a Noi e non per Noi, continuano a tessere trame, nemmeno occulte: si fa come vogliono loro, e nessuno li ha toccati nel portafoglio (diciamo una palpatina, ma nemmeno troppo fastidiosa).
La parola principe doveva essere equità: sostituita da "sconforto".
Tasche vuote per gli onesti, amici.
Gli evasori godono ancora, questo è e sarà.

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Perchè mi frega

Francamente non mi interessa. Non mi interessa quale potrebbe essere il vostro schieramento politico, la vostra idea della politica o se sapete cosa può (o potrebbe) essere la politica. Io non sono uno di quelli che si definiscono "osservatori privilegiati": fossimo ai tempi bui, potrei al massimo aspirare alla parte di servo della gleba con propensione a mettersi nei casini, dato che il culo non lo lecco a nessuno.

Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
Non mi frega proprio: vi prego, credetemi.

Arrivo a dire che non mi alza nulla neppure sapervi, che so?, fascisti. E sì che io, i fascisti, li aborro un attimo. Detto da uno…

Miserabili now

Qualche giorno fa, leggendo il solito bel post dell'amico Gilberto, mi sono soffermato su un termine da lui usato: miserabile. Adesso esulo dal contesto in cui lui lo inseriva e me ne servo per tutt'altro discorso. La parola la uso piuttosto poco: di solito è per definire una persona che disprezzo, per cui non ho alcuna stima, un perfetto coglione, per essere estremamente chiari.
E cercherò di essere cristallino.

Le cose, lo sapete, valgono assai di più se provate sulla propria pelle. Le esperienze più delle parole; un assioma. Se non hai mai potato un albero non sai quale sia la fatica o i problemi che comporta: è solo per dire che ci riempiamo la bocca di opinioni su mille cose, ma ciò che viviamo è quello che conosciamo davvero. Il resto sta alla nostra attenzione, preparazione, agli interessi, a dove e cosa impariamo.

Facciamo così. Io vi dico che adesso so per certo che significhi essere un miserabile, lavorativamente ed economicamente parlando. Non che io abbia mai vissuto …

Talula, eh?

"Talula, eh?'", dice la figlia di un'amica che ancora non si esprime in maniera fluente: "Paura, eh?" sta a significare. Ci si arriva da soli. E' la maniera così spontanea e pulita di chi ancora non sa "dire" ciò che prova, ma che sente perfettamente cosa significhi quel momento, quell'attimo: magari scendendo da uno scivolo, sbucciandosi le ginocchia, come spero sempre facciano più bambini possibile.
Che è meglio che imparare da un videogioco o dalle noiose parole degli adulti.

Eppure mi ha fatto pensare alle mie, di paure. Ormai, vista la vetusta età, acclarate e persino persistenti. E immagino pensiate soprattutto a quella della morte, della fine della corsa, dell'arriverderci e grazie, è stato bello ma breve. In effetti ci penso spesso, ma debbo ammettere, con un filo di sovraeccitazione, che non è la peggiore.
A volte vira verso l'indifferenza o, non me ne vogliate, la liberazione.

Ne ho mille altre: politiche (be', questa è …