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Privacy 3.0



Il I° Febbraio prossimo, verrà presentato un regolamento, in commissione Europea, volto a restringere di molto l'uso dei dati privati "seminati" in rete dagli utenti. Questione annosa e legata a molteplici aspetti della nostra vita digitale: dall'uso dei "Social Network" (centomila "tweet" al minuto?!), a quello delle foto o dei semplici "status", siano personali o meno. Il web cambierà, nei prossimi anni, se non già nei mesi a venire: un esempio ne è la vicenda "Megaupload", che colpisce un altro lato della complessa mappa del web, assai pericoloso per gli utenti. Penso che ci sarà sempre meno spazio per l'uso gratuito di quai tutti i mezzi, ad iniziare da quelli della comunicazione in senso lato e per finire a quelli di opinione personale (le piattaforme free di Blog sono destinate all'estinzione). Ogni nostro movimento, scritto o semplicemente di ricerca, lo sappiamo, è immagazzinato in questi server enormi, da cui si trae il profitto economico della libertà d'espressione di puro cazzeggio. Se ormai siamo arrivati al 75% delle aziende che "sbirciano" i nostri profili, prima di concederci un lavoro, capiamo che la rete è veramente tale e impossibile da fermare. Una più stretta sorveglianza sui nostri dati non prescinde da quelli che noi stessi scriviamo, e di cui spesso paghiamo conseguenze sul piano personale. Fin lì non sarebbe un ostacolo: sarebbe un invito ad auto-limitarsi, che pare anche brutto. Se non devo più esprimere la mia opinione (politica, personale o su un libro od un disco) perchè temo che altri la usino contro di me, casca il palco. Eppure, mi viene da riflettere, è questo che accade, e non sono i dati sensibili a stuzzicare e farci catalogare, ma noi stessi. Ne siamo coscienti, il più delle volte: il guaio è imparare a stare zitti, adesso che una voce l'abbiamo trovata.
E come quando eravamo ragazzini, non ci sono regolamenti che tengano.

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