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Riflessione Litfiba


Ascoltando il nuovo cd dei "Ltifiba" e prima di darne conto, m'è sorta una riflessione personale. Credo di dovermi sforzarmi molto di più, nello scrivere su questo Blog. Troppe volte sono banale, nella scelta degli argomenti e delle espressioni. Mi rendo conto di abusare di alcuni termini, reiterandoli fino allo sfinimento (vostro), consumando alcuni dati e non tenendo conto di altri. Seppur sempre personale, questo spazio merita di essere più curato, di avere una voce mia, senza rincorrere esempi inevitabili, ma non clonabili. Perchè questa manfrina, allora. Perchè il disco dei "Litfiba" è questo: quaranta minuti di ovvvietà, di rivoluzioni esclusivamente verbali e a dir poco "popolari" (nel senso che sono cose che potete ascoltare in ogni bar della vostra città). Mi risulta amaro pensare che scrivere cose tipo "...dire bugie è diventato lo spot di una casta che spaccia promesse/ che sa giocare con le illusioni e come un mago si riempie le tasche" potrebbe, nelle intenzioni, apparire come un manifesto politico e di intenzioni, ma nella realtà non è niente (e finire la medesima canzone con quel "Vota Antonio!" di assai migliore memoria è triste, molto triste). Tutta così, quest'opera: una canzone uguale ad un'altra e tutte che si rifanno a composizioni più vecchie del gruppo. Mi spiace davvero per questo nome del rock Italiano, che ho spesso nominato come tutelare all'inizio della carriera. E' finito, da molto, lo splendore della musica di Piero e Ghigo. Non riusciranno a cambiare, nè loro nè ciò che li circonda. Convenzionali. 


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Perchè mi frega

Francamente non mi interessa. Non mi interessa quale potrebbe essere il vostro schieramento politico, la vostra idea della politica o se sapete cosa può (o potrebbe) essere la politica. Io non sono uno di quelli che si definiscono "osservatori privilegiati": fossimo ai tempi bui, potrei al massimo aspirare alla parte di servo della gleba con propensione a mettersi nei casini, dato che il culo non lo lecco a nessuno.

Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
Non mi frega proprio: vi prego, credetemi.

Arrivo a dire che non mi alza nulla neppure sapervi, che so?, fascisti. E sì che io, i fascisti, li aborro un attimo. Detto da uno…

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Fatevi l'inchino

Povero "PdL": da un nano ad un Alfano. Come ondate cicliche di populismo pesante, le bordate politiche Italiane si infrangono con inusitata potenza verbale, infarcita di luoghi comuni, bassezze, banalità. La campagna elettorale perenne cui siamo sottoposti, volenti o nolenti, riporta a galla tutte le nefandezze lessicali che possiamo tollerare, ed anche di più. Mentre nel Mondo si consumano tragedie epocali (vedi la Siria, per dirne una) e la crisi del lavoro disintegra intere Nazioni, questi scellerati continuano a razzolare, tutti quanti, nell'orticello della loro miserevole ed angusta visione delle cose, limitata ai fatti sporchi di un paese come il nostro, incapace di guardare oltre il proprio ombelico. In questo sono bravi tutti, a destra, a sinistra, ovunque. Sono ignoranti, perlopiù, e non tentano nemmeno di mascherarlo; aggiungono anche questo vessillo alle loro bandiere di personaggi arrancanti e pretenziosi di visibilità.
Come capitani derelitti, si fanno l…