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Un tributo all'diozia


La pubblicità dice che il canone RAI è un tributo come un altro e va pagato. Mi avrete sentito parlare e scrivere di questa storia ogni anno: so benissimo, per esempio, che oggi si dovrebbe discutere di #Abano Terme, ma è un moto irrefrenabile quello che mi smuove la letterina arrivata stamani. Inutile dire cose che vi sfiancano, ma pensateci su: una tassa sul possesso di un apparecchio TV nel 2012 non è solamente anacronistica, ma fuori da ogni logica. Sopratutto se si sa che tale balzello è a beneficio di un unico ente, la RAI, che ormai è peggio di una rete locale qualsiasi. Di questi 112€ vorrei che si spendesse qualcosa per le "nove leggende" (cito sempre la pubblicità) che andranno a rendersi ancora più ridicoli sull' "Isola dei famosi", una delle chicche immancabili della prossima stagione. Oppure un contributo per comprare dei tranquillanti per quei deficienti invasati del primo pomeriggio, persi in trasmissioni così svilenti da divenire vergognose. Perchè questo è. oppure perchè il canone non lo pagano i Partiti, con i loro lauti contributi statali, visto che, praticamente, hanno invaso ogni anfratto delle reti pubbliche? Io non vi invito a NON pagare, no. Fatelo, lo dovete fare, perchè sennò vi vengono a cercare, con una precisione chirurgica. La stessa che non viene applicata mai per chi evade milioni. Sì, siamo in un paese democraticamente idiota.

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Perchè mi frega

Francamente non mi interessa. Non mi interessa quale potrebbe essere il vostro schieramento politico, la vostra idea della politica o se sapete cosa può (o potrebbe) essere la politica. Io non sono uno di quelli che si definiscono "osservatori privilegiati": fossimo ai tempi bui, potrei al massimo aspirare alla parte di servo della gleba con propensione a mettersi nei casini, dato che il culo non lo lecco a nessuno.

Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
Non mi frega proprio: vi prego, credetemi.

Arrivo a dire che non mi alza nulla neppure sapervi, che so?, fascisti. E sì che io, i fascisti, li aborro un attimo. Detto da uno…

Ping Pong

Nel 1971, la diplomazia del ping-pong avvicinò la Cina agli USA. Il ping pong è un gioco veloce e di riflessi, ma, fondamentalmente, si tratta di tirarsi una palla. Allora fu veicolo di aperture ed oggi ce lo ritroviamo in Italia come metafora di un empasse politico così sfiancante che è senz’altro possibile definire storico. Sembra che una congiunzione astrale particolarmente sfortunata abbia cercato di imporre un cambiamento profondo che, però, non si è palesato in maniera definitiva, riducendosi ad occupazioni, pranzetti al borgo e reiterati equivoci oratori. Mentre coloro che avevano la vittoria in tasca, stanno cercando un nuovo metodo per sminuzzare in parti infinitesimali la ormai pallida parvenza di un’idea politica, spacciata anch’essa per nuova (per quanto, alla luce del sole, sembra più che altro ridipinta in velocità). E intanto l’arbitro, ex giocatore, che già pensava ad una pensione dorata e ludica, si trova di nuovo al centro dell’attenzione, tronfio ed impomatato come …

Fatevi l'inchino

Povero "PdL": da un nano ad un Alfano. Come ondate cicliche di populismo pesante, le bordate politiche Italiane si infrangono con inusitata potenza verbale, infarcita di luoghi comuni, bassezze, banalità. La campagna elettorale perenne cui siamo sottoposti, volenti o nolenti, riporta a galla tutte le nefandezze lessicali che possiamo tollerare, ed anche di più. Mentre nel Mondo si consumano tragedie epocali (vedi la Siria, per dirne una) e la crisi del lavoro disintegra intere Nazioni, questi scellerati continuano a razzolare, tutti quanti, nell'orticello della loro miserevole ed angusta visione delle cose, limitata ai fatti sporchi di un paese come il nostro, incapace di guardare oltre il proprio ombelico. In questo sono bravi tutti, a destra, a sinistra, ovunque. Sono ignoranti, perlopiù, e non tentano nemmeno di mascherarlo; aggiungono anche questo vessillo alle loro bandiere di personaggi arrancanti e pretenziosi di visibilità.
Come capitani derelitti, si fanno l…