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Un tacer che va scritto



Non mi illudevo che una trattativa fondamentale come quella sul lavoro filasse via liscia come un festino ad Arcore. Impossibile. Qui, adesso, siamo alla fase di difesa delle proprie specificità, delle ragioni giuste contro quelle ingiuste, ma sempre di parte. Le incaute (perlomeno) parole della Confindustria sulla difesa di ladri e assenteisti, insieme al delirio del "kit del Capo", con cui la Fiat fa un mini corso ai suo capi-reparto per spiegare un accordo in vece delle RSU, segnalano un forte nervosismo, un desiderio di far vedere chi comanda. Nel contempo lo sfasamento del "PD", ancora allergico all'unità di intenti e di decisioni, complica politicamente le cose. Per esperienza, so che non è facile nè consigliabile difendere chi si prende gioco dei lavoratori, di quelli veri, che si smazzano ogni giorno e non certo per stipendi da Ministri. Certo, tutto è possibile, in questo malridotto paese, ma non si hanno a disposizione nè avvocati, nè consulenti del lavoro appena si alza il telefono. Perciò, se davvero bisogna riformare il lavoro, queste sono stupidaggini, perdite di tempo: tempo prezioso, che nessuno ha, nè in Europa, nè altrove. Il lavoro dignitoso e retribuito equamente è la sola ancora di salvezza per milioni di persone. Non accostiamo troppo alla riva senza pensare: si sa come va a finire.

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Perchè mi frega

Francamente non mi interessa. Non mi interessa quale potrebbe essere il vostro schieramento politico, la vostra idea della politica o se sapete cosa può (o potrebbe) essere la politica. Io non sono uno di quelli che si definiscono "osservatori privilegiati": fossimo ai tempi bui, potrei al massimo aspirare alla parte di servo della gleba con propensione a mettersi nei casini, dato che il culo non lo lecco a nessuno.

Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
Non mi frega proprio: vi prego, credetemi.

Arrivo a dire che non mi alza nulla neppure sapervi, che so?, fascisti. E sì che io, i fascisti, li aborro un attimo. Detto da uno…

Ping Pong

Nel 1971, la diplomazia del ping-pong avvicinò la Cina agli USA. Il ping pong è un gioco veloce e di riflessi, ma, fondamentalmente, si tratta di tirarsi una palla. Allora fu veicolo di aperture ed oggi ce lo ritroviamo in Italia come metafora di un empasse politico così sfiancante che è senz’altro possibile definire storico. Sembra che una congiunzione astrale particolarmente sfortunata abbia cercato di imporre un cambiamento profondo che, però, non si è palesato in maniera definitiva, riducendosi ad occupazioni, pranzetti al borgo e reiterati equivoci oratori. Mentre coloro che avevano la vittoria in tasca, stanno cercando un nuovo metodo per sminuzzare in parti infinitesimali la ormai pallida parvenza di un’idea politica, spacciata anch’essa per nuova (per quanto, alla luce del sole, sembra più che altro ridipinta in velocità). E intanto l’arbitro, ex giocatore, che già pensava ad una pensione dorata e ludica, si trova di nuovo al centro dell’attenzione, tronfio ed impomatato come …

Fatevi l'inchino

Povero "PdL": da un nano ad un Alfano. Come ondate cicliche di populismo pesante, le bordate politiche Italiane si infrangono con inusitata potenza verbale, infarcita di luoghi comuni, bassezze, banalità. La campagna elettorale perenne cui siamo sottoposti, volenti o nolenti, riporta a galla tutte le nefandezze lessicali che possiamo tollerare, ed anche di più. Mentre nel Mondo si consumano tragedie epocali (vedi la Siria, per dirne una) e la crisi del lavoro disintegra intere Nazioni, questi scellerati continuano a razzolare, tutti quanti, nell'orticello della loro miserevole ed angusta visione delle cose, limitata ai fatti sporchi di un paese come il nostro, incapace di guardare oltre il proprio ombelico. In questo sono bravi tutti, a destra, a sinistra, ovunque. Sono ignoranti, perlopiù, e non tentano nemmeno di mascherarlo; aggiungono anche questo vessillo alle loro bandiere di personaggi arrancanti e pretenziosi di visibilità.
Come capitani derelitti, si fanno l…