Passa ai contenuti principali

Dieci motivi per ricordare un campionato di calcio



Dieci motivi per ricordare questo campionato di calcio. Ci vuole fantasia, credetemi.

1) I cazzotti di Delio Rossi e ragazzini viziati che non sanno godere del loro talento.
2) Gli "ultras", di tutte le specie, in particolar modo quelli che rendono fieri di non essere nè come loro, nè tra loro.
3) Gli stadi orribili e vuoti.
4) I campi orribili e pieni.
5) L'illogica opposizione alla tecnologia. Più che gol fantasma c'è da parlare di idiozia tangibile.
6) Le diatribe del Lunedì, con cui per qualche ora si pensa ad altro. Tanto, poi, questo "altro" è brutto quasi come il resto.
7) Gli ex-calciatori che diventano commentatori in TV. Una volta facevano quasi tutti gli assicuratori: era più dignitoso e probabilmente dicevano meno cretinate.
8) Le foto sui cellulari dei dirigenti/allenatori: come i bambini a ricreazione, ma strapagati.
9) Gli allenatori licenziati, che sono più di quelli assunti: il calcio non sa nemmeno la matematica.
10) Le scommesse e le miserabili manovre di gente che disonora un gioco, ma che per questo paga sempre poco o nulla. La delinquenza, con una maglietta sportiva o senza, sempre delinquenza è.

In tutto questo non si parla nè di partite, nè di campioni, nè di gioco come tale, nè della TV che ha reso il calendario una barzelletta che non fa ridere.
Ci sono dieci motivi per non farlo.
Dieci motivi per un calcio che è solo un'ombra.

Post popolari in questo blog

Perchè mi frega

Francamente non mi interessa. Non mi interessa quale potrebbe essere il vostro schieramento politico, la vostra idea della politica o se sapete cosa può (o potrebbe) essere la politica. Io non sono uno di quelli che si definiscono "osservatori privilegiati": fossimo ai tempi bui, potrei al massimo aspirare alla parte di servo della gleba con propensione a mettersi nei casini, dato che il culo non lo lecco a nessuno.

Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
Non mi frega proprio: vi prego, credetemi.

Arrivo a dire che non mi alza nulla neppure sapervi, che so?, fascisti. E sì che io, i fascisti, li aborro un attimo. Detto da uno…

Ping Pong

Nel 1971, la diplomazia del ping-pong avvicinò la Cina agli USA. Il ping pong è un gioco veloce e di riflessi, ma, fondamentalmente, si tratta di tirarsi una palla. Allora fu veicolo di aperture ed oggi ce lo ritroviamo in Italia come metafora di un empasse politico così sfiancante che è senz’altro possibile definire storico. Sembra che una congiunzione astrale particolarmente sfortunata abbia cercato di imporre un cambiamento profondo che, però, non si è palesato in maniera definitiva, riducendosi ad occupazioni, pranzetti al borgo e reiterati equivoci oratori. Mentre coloro che avevano la vittoria in tasca, stanno cercando un nuovo metodo per sminuzzare in parti infinitesimali la ormai pallida parvenza di un’idea politica, spacciata anch’essa per nuova (per quanto, alla luce del sole, sembra più che altro ridipinta in velocità). E intanto l’arbitro, ex giocatore, che già pensava ad una pensione dorata e ludica, si trova di nuovo al centro dell’attenzione, tronfio ed impomatato come …

Fatevi l'inchino

Povero "PdL": da un nano ad un Alfano. Come ondate cicliche di populismo pesante, le bordate politiche Italiane si infrangono con inusitata potenza verbale, infarcita di luoghi comuni, bassezze, banalità. La campagna elettorale perenne cui siamo sottoposti, volenti o nolenti, riporta a galla tutte le nefandezze lessicali che possiamo tollerare, ed anche di più. Mentre nel Mondo si consumano tragedie epocali (vedi la Siria, per dirne una) e la crisi del lavoro disintegra intere Nazioni, questi scellerati continuano a razzolare, tutti quanti, nell'orticello della loro miserevole ed angusta visione delle cose, limitata ai fatti sporchi di un paese come il nostro, incapace di guardare oltre il proprio ombelico. In questo sono bravi tutti, a destra, a sinistra, ovunque. Sono ignoranti, perlopiù, e non tentano nemmeno di mascherarlo; aggiungono anche questo vessillo alle loro bandiere di personaggi arrancanti e pretenziosi di visibilità.
Come capitani derelitti, si fanno l…