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Il valore dei valori



Sono andati in pochi, a votare. Anche a Stalingrado. Personalmente non voglio (nè posso) dare giudizi su questa presunta scossa del movimento di Grillo: così come non credo che ci sia molto da dire sui risultati dei Partiti, che ormai sono istituzioni fatte per riempire il Parlamento e il Senato. Piuttosto andrebbe fatta, tra le migliaia e migliaia dette o scritte, una riflessione sui valori, in sè, e sulla parola stessa. Se è anti-politica quella emersa dalle urne (vuote), è anche un dato sullo sfruttamento di questi valori, di queste buone qualità. Basta leggere anche un solo quotidiano per rendersi conto che questo Stato di valori ne ha pochi, pochissimi. Chi lo rappresenta spesso va contro l'etica, la giustizia, finanche la ragionevolezza. Eppure sembra che qualsiasi corrente partitica sia pregna di altissime qualità, dedita al bene di un popolo di cui, evidentemente, non si sente parte, se non in periodo elettorale. Ecco, quindi, che anche Grillo dovrà dimostrare qualcosa, anzi molto. Sarebbe urgente cercare soluzioni, piuttosto che volare alti sulle chiacchiere, risanare e non rimandare. La politica ha sbagliato, ma non ora: sono anni che perpetra lo scempio di spacciarsi per qualcosa che non è: non è una panacea e non è zeppa di menti finissime. Certo, eccezioni ce ne sono e trasversali, per fortuna. Se avranno la forza per far mutare atteggiamento e modo di proporsi di coloro che così non sono, lo si comincia a vedere da oggi.
Continua a persistere quel leggero odore di marcio, comunque.

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