Passa ai contenuti principali

L'Italia dagli occhi tristi



Una giovane ragazza scriveva ad un quotidiano che qui da noi, al contrario della Spagna, la crisi ci ha resi tristi e spaesati: là, comunque, si vive con più allegria e speranza.

La ragazza che vedo in questa sala d'aspetto con i muri sporchi è anche lei giovane. Non è una di quelle donne per cui ti volti per strada, che ti rimangono impresse, anche per un minuto. Eppure il suo volto è delicato, gentile, da fanciulla. Non so quanti anni possa avere: la malattia, le medicine e la vita che non è uguale per tutti, falsano. Ma i suoi occhi sono candidi, puri. Tutta la sua persona è piegata, è triste. Non sorride, parla pianissimo, è un ramo sbattuto da un vento che non può evitare.
La trovo bella, la trovo dignitosa nel suo mondo a parte, la trovo fragile, da proteggere.
Quegli occhi sono gli occhi dell'Italia, adesso, sui marciapiedi e nelle auto, al lavoro e nei bar.

Sì, forse sbagliamo a non essere più ottimisti, ma per quello basta una parola, uno scherzo, un pò di sana incoerenza.
Però osservate gli occhi, sempre: quelli non mentono e se dicono la verità, forse per uscire da questo sprofondo dobbiamo tornare a guardare oltre.
Però, ve lo dico, non ne sono sicuro proprio del tutto.

Post popolari in questo blog

Perchè mi frega

Francamente non mi interessa. Non mi interessa quale potrebbe essere il vostro schieramento politico, la vostra idea della politica o se sapete cosa può (o potrebbe) essere la politica. Io non sono uno di quelli che si definiscono "osservatori privilegiati": fossimo ai tempi bui, potrei al massimo aspirare alla parte di servo della gleba con propensione a mettersi nei casini, dato che il culo non lo lecco a nessuno.

Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
Non mi frega proprio: vi prego, credetemi.

Arrivo a dire che non mi alza nulla neppure sapervi, che so?, fascisti. E sì che io, i fascisti, li aborro un attimo. Detto da uno…

Ping Pong

Nel 1971, la diplomazia del ping-pong avvicinò la Cina agli USA. Il ping pong è un gioco veloce e di riflessi, ma, fondamentalmente, si tratta di tirarsi una palla. Allora fu veicolo di aperture ed oggi ce lo ritroviamo in Italia come metafora di un empasse politico così sfiancante che è senz’altro possibile definire storico. Sembra che una congiunzione astrale particolarmente sfortunata abbia cercato di imporre un cambiamento profondo che, però, non si è palesato in maniera definitiva, riducendosi ad occupazioni, pranzetti al borgo e reiterati equivoci oratori. Mentre coloro che avevano la vittoria in tasca, stanno cercando un nuovo metodo per sminuzzare in parti infinitesimali la ormai pallida parvenza di un’idea politica, spacciata anch’essa per nuova (per quanto, alla luce del sole, sembra più che altro ridipinta in velocità). E intanto l’arbitro, ex giocatore, che già pensava ad una pensione dorata e ludica, si trova di nuovo al centro dell’attenzione, tronfio ed impomatato come …

Fatevi l'inchino

Povero "PdL": da un nano ad un Alfano. Come ondate cicliche di populismo pesante, le bordate politiche Italiane si infrangono con inusitata potenza verbale, infarcita di luoghi comuni, bassezze, banalità. La campagna elettorale perenne cui siamo sottoposti, volenti o nolenti, riporta a galla tutte le nefandezze lessicali che possiamo tollerare, ed anche di più. Mentre nel Mondo si consumano tragedie epocali (vedi la Siria, per dirne una) e la crisi del lavoro disintegra intere Nazioni, questi scellerati continuano a razzolare, tutti quanti, nell'orticello della loro miserevole ed angusta visione delle cose, limitata ai fatti sporchi di un paese come il nostro, incapace di guardare oltre il proprio ombelico. In questo sono bravi tutti, a destra, a sinistra, ovunque. Sono ignoranti, perlopiù, e non tentano nemmeno di mascherarlo; aggiungono anche questo vessillo alle loro bandiere di personaggi arrancanti e pretenziosi di visibilità.
Come capitani derelitti, si fanno l…