Passa ai contenuti principali

Fabbrica caos Italia



Il progetto di "Fabbrica Italia" della FIAT, datato Aprile 2010, in realtà era solo una comunicazione d'intenti, a quanto ci viene ribadito oggi. Certamente due anni, per i tempi industriali, sono pochi per attuare riforme così radicali come quelle previste dalla fabbrica di Torino. Però mi pare di poter dire che è altrettanto vero che due anni sono un tempo sufficiente per parare, almeno in parte, i colpi di una crisi che si è fatta sempre più cupa. Oppure è meglio chiudere gli occhi? Inutile parlare di "sistema industriale", in Italia: non esiste adesso e non è mai esistito. Ognuno per sè e lo Stato per alcuni. FIAT, come ogni entità produttiva, deve guardare al profitto e in Europa, adesso, è un pianto continuo: Cina e America tirano la carretta. Quindi, la "logica" di Marchionne è semplice ed intuibile: vado dove guadagno. Tutto questo non fa che rendere più precari i nostri stabilimenti, aumenta la preoccupazione e la rabbia, con tutto quel che potrebbe seguire. Ormai la crisi è dentro ognuno di noi e si manifesta come può, non sempre in maniera tranquilla.
Ad Ottobre si conoscerà cosa si intende fare sul serio. E' logico domandarsi, comunque, quale sia il vero orizzonte temporale di tranquillità (assai relativa) per i lavoratori FIAT.
Hanno (abbiamo) imparato che le prospettive si ridimensionano di continuo e verso il basso.

Commenti

  1. voglio proprio sentire che altre palle racconterà Maglioncino a Monti sabato!!
    per quanto non mi faccia stravedere neanche Della Valle, io sto con Della Valle!!
    (e guarda che fatica fanno i due miliardari quello giovane insulso e il grande A.D. ad entrare nell'automobilina che hanno preso solo per l'occasione..)
    http://tg.la7.it/economia/video-i593956

    ciao

    http://tg.la7.it/economia/video-i593956

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

O bello. Ciao.

Il gioco era di quelli possibili per tutti. Quando sono entrato in Facebook, dieci anni fa, ci si baloccava alla grande: come sempre era tutto da fare. Conoscevi un sacco di gente e pure bella, interessante, piacevole. Cazzeggio. Poi si va sul serio: ogni tipo di serietà, dalla politica al calcio (che serio non può mai essere), la musica, arte, quello che ti pare. E la cosa cresce, in termini di tempo. E poi di ansia. Chi dice che i "social network" creano angoscia e isolano non sbaglia. Non ha nemmeno ragione, comunque.

E iniziano i discorsi sull'uso del mezzo e non della sua inutilità: ma, infatti, Facebook non è mai stato inutile. E' cambiato, perchè è mutata la gente, il suo modo di approcciarsi al coso blu. Poi la spirale, per me da sempre debole da questo punto di vista, dell'affermazione: quanti hanno letto? E' piaciuto? Perchè quell'altro mi dice di lasciar perdere, che so?, la politica? La mia amica legge lui e non me. Che cazzo. No.

No, perchè …

L' effetto che fa.

A volte sembra quasi un incubo. Lucido e reale. Di quelli da cui ti svegli nei rari momenti di serenità che riesci a strappare qui e là. No, non parlo di psicofarmaci, sennò la goduria sarebbe più lunga. Lavoro, quello è un incubo. Chiarisco, non per tutti. Per quelli che come me, non avendo mai leccato il culo a nessuno, pagano le proprie colpe. Giustamente. Interamente, senza sconti, senza pietà. Ed è tutto corretto: non puoi appellarti.

Qualche mese fa, in un tribunale (e lì che si parla spesso del lavoro, qualcuno mi ha detto che per i mestieri "non qualificati" non c'è futuro. Ah, bene. Certamente il mondo si sta spostando verso le specializzazioni alte. Internet ha cambiato ogni cosa ed è solo l'inizio. Tutto va così veloce che nemmeno chi ci sta dentro riesce a tenere il passo. Dietro la scrivania c'è già qualcuno che ne sa più di te, o ha un'idea geniale, un'applicazione fottutamente innovativa o ha fatto tre master al "MIT".

Di questo …

Talula, eh?

"Talula, eh?'", dice la figlia di un'amica che ancora non si esprime in maniera fluente: "Paura, eh?" sta a significare. Ci si arriva da soli. E' la maniera così spontanea e pulita di chi ancora non sa "dire" ciò che prova, ma che sente perfettamente cosa significhi quel momento, quell'attimo: magari scendendo da uno scivolo, sbucciandosi le ginocchia, come spero sempre facciano più bambini possibile.
Che è meglio che imparare da un videogioco o dalle noiose parole degli adulti.

Eppure mi ha fatto pensare alle mie, di paure. Ormai, vista la vetusta età, acclarate e persino persistenti. E immagino pensiate soprattutto a quella della morte, della fine della corsa, dell'arriverderci e grazie, è stato bello ma breve. In effetti ci penso spesso, ma debbo ammettere, con un filo di sovraeccitazione, che non è la peggiore.
A volte vira verso l'indifferenza o, non me ne vogliate, la liberazione.

Ne ho mille altre: politiche (be', questa è …