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Fabbrica caos Italia



Il progetto di "Fabbrica Italia" della FIAT, datato Aprile 2010, in realtà era solo una comunicazione d'intenti, a quanto ci viene ribadito oggi. Certamente due anni, per i tempi industriali, sono pochi per attuare riforme così radicali come quelle previste dalla fabbrica di Torino. Però mi pare di poter dire che è altrettanto vero che due anni sono un tempo sufficiente per parare, almeno in parte, i colpi di una crisi che si è fatta sempre più cupa. Oppure è meglio chiudere gli occhi? Inutile parlare di "sistema industriale", in Italia: non esiste adesso e non è mai esistito. Ognuno per sè e lo Stato per alcuni. FIAT, come ogni entità produttiva, deve guardare al profitto e in Europa, adesso, è un pianto continuo: Cina e America tirano la carretta. Quindi, la "logica" di Marchionne è semplice ed intuibile: vado dove guadagno. Tutto questo non fa che rendere più precari i nostri stabilimenti, aumenta la preoccupazione e la rabbia, con tutto quel che potrebbe seguire. Ormai la crisi è dentro ognuno di noi e si manifesta come può, non sempre in maniera tranquilla.
Ad Ottobre si conoscerà cosa si intende fare sul serio. E' logico domandarsi, comunque, quale sia il vero orizzonte temporale di tranquillità (assai relativa) per i lavoratori FIAT.
Hanno (abbiamo) imparato che le prospettive si ridimensionano di continuo e verso il basso.

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