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Piazza pulita


All'erta stiamo. Nei piccoli anfratti delle proposte di Legge (che si sprecano) ci sono sempre delle sorpresine niente male, come ovetti di cioccolato gustosi. Una delle ultime è questa che è senz'altro nelle corde populiste del "PdL" (un ex partito, ormai). Gli stracci che volano per la Camera, le botte in Parlamento si possono anche tollerare, dato che sono espressioni della Politica, fatta da gente perbene. Però, se quando si va nelle piazze, qualcuno dissente, magari ti dà del ladro, sapendo di avere ragione come Gesù all'ultima cena, potrebbe, un dì, beccarsi un po' di galera e rimetterci anche dei soldi. Ora è chiaro che c'è provocazione e provocazione: la violenza non è mai accettabile, ma quella verbale non è esattamente potente come un cazzotto o una manganellata. Inoltre, pur riconoscendo che l'art. 17 della Costituzione parla chiaro, risulta evidente l'intento di "quella" parte di lasciare mano libera nei comizi, affinchè non si disturbino sopraffini oratori e barzellettieri botolinati. Scottati da coloro che hanno osato infastidire il Sommo, fanno una cosa per loro logica: tentano di fermare la cosa sul nascere, dando non solo l'impressione, ma la certezza, di amare un certo tipo di regime morbido, pugno di ferro in comizio rilassato. Se tutto questo vi puzza, non avete un olfatto particolarmente fino, dato che l'odoraccio solforoso è ormai ammorbante.
Perciò, compratevi una maschera a gas.
I lacrimogeni sono scontati, per lo Stato.

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Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
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