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Piazza pulita


All'erta stiamo. Nei piccoli anfratti delle proposte di Legge (che si sprecano) ci sono sempre delle sorpresine niente male, come ovetti di cioccolato gustosi. Una delle ultime è questa che è senz'altro nelle corde populiste del "PdL" (un ex partito, ormai). Gli stracci che volano per la Camera, le botte in Parlamento si possono anche tollerare, dato che sono espressioni della Politica, fatta da gente perbene. Però, se quando si va nelle piazze, qualcuno dissente, magari ti dà del ladro, sapendo di avere ragione come Gesù all'ultima cena, potrebbe, un dì, beccarsi un po' di galera e rimetterci anche dei soldi. Ora è chiaro che c'è provocazione e provocazione: la violenza non è mai accettabile, ma quella verbale non è esattamente potente come un cazzotto o una manganellata. Inoltre, pur riconoscendo che l'art. 17 della Costituzione parla chiaro, risulta evidente l'intento di "quella" parte di lasciare mano libera nei comizi, affinchè non si disturbino sopraffini oratori e barzellettieri botolinati. Scottati da coloro che hanno osato infastidire il Sommo, fanno una cosa per loro logica: tentano di fermare la cosa sul nascere, dando non solo l'impressione, ma la certezza, di amare un certo tipo di regime morbido, pugno di ferro in comizio rilassato. Se tutto questo vi puzza, non avete un olfatto particolarmente fino, dato che l'odoraccio solforoso è ormai ammorbante.
Perciò, compratevi una maschera a gas.
I lacrimogeni sono scontati, per lo Stato.

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Perchè mi frega

Francamente non mi interessa. Non mi interessa quale potrebbe essere il vostro schieramento politico, la vostra idea della politica o se sapete cosa può (o potrebbe) essere la politica. Io non sono uno di quelli che si definiscono "osservatori privilegiati": fossimo ai tempi bui, potrei al massimo aspirare alla parte di servo della gleba con propensione a mettersi nei casini, dato che il culo non lo lecco a nessuno.

Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
Non mi frega proprio: vi prego, credetemi.

Arrivo a dire che non mi alza nulla neppure sapervi, che so?, fascisti. E sì che io, i fascisti, li aborro un attimo. Detto da uno…

Talula, eh?

"Talula, eh?'", dice la figlia di un'amica che ancora non si esprime in maniera fluente: "Paura, eh?" sta a significare. Ci si arriva da soli. E' la maniera così spontanea e pulita di chi ancora non sa "dire" ciò che prova, ma che sente perfettamente cosa significhi quel momento, quell'attimo: magari scendendo da uno scivolo, sbucciandosi le ginocchia, come spero sempre facciano più bambini possibile.
Che è meglio che imparare da un videogioco o dalle noiose parole degli adulti.

Eppure mi ha fatto pensare alle mie, di paure. Ormai, vista la vetusta età, acclarate e persino persistenti. E immagino pensiate soprattutto a quella della morte, della fine della corsa, dell'arriverderci e grazie, è stato bello ma breve. In effetti ci penso spesso, ma debbo ammettere, con un filo di sovraeccitazione, che non è la peggiore.
A volte vira verso l'indifferenza o, non me ne vogliate, la liberazione.

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Miserabili now

Qualche giorno fa, leggendo il solito bel post dell'amico Gilberto, mi sono soffermato su un termine da lui usato: miserabile. Adesso esulo dal contesto in cui lui lo inseriva e me ne servo per tutt'altro discorso. La parola la uso piuttosto poco: di solito è per definire una persona che disprezzo, per cui non ho alcuna stima, un perfetto coglione, per essere estremamente chiari.
E cercherò di essere cristallino.

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Facciamo così. Io vi dico che adesso so per certo che significhi essere un miserabile, lavorativamente ed economicamente parlando. Non che io abbia mai vissuto …