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Greetings From Mongolia - Teho Teardo + Blixa Bargeld / Rover


Uno, poi, le cose se le va a cercare. Magari le insegue per un po' ed intanto le fa sue, se le carica come un oggetto a cui affezionarsi. L'incontro con la musica di Teho Teardo è stato subito denso di affinità musicali e di visioni più ampie dello spettro spesso limitato delle produzioni italiane. E', poi, divenuto un appuntamento irrinunciabile, unito alla visione di film molto spesso assai importanti, belli e complessi. Il progetto con Blixa Bargeld, icona autentica della scena d'avanguardia (si può dire?) Europea, stuzzica. Eccome. Si traduce in un disco che cresce in maniera esponenziale negli ascolti e, sopratutto, nei riscontri di stampa e pubblico. Diventa un gioiello esibito, portato in giro per l'Europa a meravigliare. Meravigliare anche con l'ironia, con un prodotto musicale raffinato, ma giocoso, con "canzoni" che anche se viaggiano su toni profondi hanno un chè di leggiadro, di sottilmente sorridente. E nella tappa di Sesto al Reghena, al sempre benemerito e ben organizzato Sexto'NPlugged, in una bomboniera di stelle e storia, tutto questo è andato in scena in maniera mirabile, senza sbavature e con un lunghissimo respiro fatti di intensità e precisione. Sul palco, affiancati dalla bravissima Martina Bertoni al violoncello (un'anima musicale scintillante), i due artisti si sono divertiti, hanno fatto breccia tra i moltissimi presenti (evidentemente preparati) e si sono giocati tutte le carte nella maniera migliore. Bargeld è un animale da scena che merita la fama che ha e Teardo tesse e attorciglia suoni che vanno dal sussurro al "muro di note", sostenuto dall'incessante, ma non per questo meno etereo suono della Bertoni. Con un quartetto d'archi a sublimare il finale della serata, si può dire che abbiamo visto lontano, ieri sera. Oltre le troppe note facili e buttate a caso nelle radio e nelle Tv, ma senza spocchia, con il fascino di chi sa fare musica e di questo meraviglioso mestiere prende e dà il meglio.

Piccola nota per i Rover, che hanno aperto la serata. Ammetto di averli sentiti solo alla vigilia del concerto ed è difficile trarre delle note obiettive. Rispetto al disco, comunque, mi è parso di ascoltare troppe divagazioni sul cantato, pur essendo il leader Timothée Regnier senz'altro dotato in questo. La formazione a tre, con una ritmica precisa e affatto disturbante, forse limita il respiro delle canzoni, ma, ripeto, probabilmente dovrò riascoltare il tutto. Comunque set dignitoso e grintoso, con l'ironia di Regnier a farla da padrona.


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