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Piccole pietre



Non è la violenza che si deve amare: si debbono amare le ragioni della Libertà e dell'indipendenza dei Popoli sovrani. Un bambino di cinque anni e nove mesi, il 9 Luglio ha scagliato una pietra contro un'auto: ha colpito una ruota. Però l'auto era di un Israeliano e il bambino Palestinese. Come potete vedere nel video cliccando sulla foto (grazie a Giuseppe), una sorta di Davide "...e tutta la cazzo di famaglia di Golia (cit.)". L'età minima per essere arrestati, nei territori occupati, è di di dodici anni. Recentemente un "Report" dell'ONU ha denunciato atti di violenza fisica e morale sulla popolazione infantile Israeliana. Chi nasce in una terra occupata illegalmente, la sua terra, non credo viva una situazione proprio idilliaca. Crescerà in lui troppo presto quella rabbia che dal 1947 consuma queste popolazioni, che si alimenta in città dove migliaia di Palestinesi vivono sotto il giogo di poche centinaia di occupanti, ben armati ed equipaggiati, contributo fondamentale di molte Nazioni occidentali. Mi preme ripetere un concetto: la violenza è un errore e non c'è scusa che la giustifichi. Ma non è una violenza durissima fermare un bambino, ammanettarlo, coprirgli gli occhi e portarlo davanti a un funzionario ostile, che per fortuna si è dimostrato più ragionevole dei suoi soldati? Le parole che sprechiamo ogni giorno sui diritti possono essere aria fritta ad ogni istante, perchè ci sono bambini e bambini.
Avere una vita serena non è solo questione di dove nasci, da chi e dalla fortuna che hai: è un diritto, anche degli ultimissimi, di quelli che non fanno la Storia.
Ricordiamocelo, per esempio, quando veniamo bombardati da servizi assurdi per la nascita di un bimbo "Reale".
Questa vicenda è reale, ma non bella nè fortunata.

(Un grazie sentito a Gaia per l'incoraggiamento).

Commenti

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O bello. Ciao.

Il gioco era di quelli possibili per tutti. Quando sono entrato in Facebook, dieci anni fa, ci si baloccava alla grande: come sempre era tutto da fare. Conoscevi un sacco di gente e pure bella, interessante, piacevole. Cazzeggio. Poi si va sul serio: ogni tipo di serietà, dalla politica al calcio (che serio non può mai essere), la musica, arte, quello che ti pare. E la cosa cresce, in termini di tempo. E poi di ansia. Chi dice che i "social network" creano angoscia e isolano non sbaglia. Non ha nemmeno ragione, comunque.

E iniziano i discorsi sull'uso del mezzo e non della sua inutilità: ma, infatti, Facebook non è mai stato inutile. E' cambiato, perchè è mutata la gente, il suo modo di approcciarsi al coso blu. Poi la spirale, per me da sempre debole da questo punto di vista, dell'affermazione: quanti hanno letto? E' piaciuto? Perchè quell'altro mi dice di lasciar perdere, che so?, la politica? La mia amica legge lui e non me. Che cazzo. No.

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L' effetto che fa.

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Qualche mese fa, in un tribunale (e lì che si parla spesso del lavoro, qualcuno mi ha detto che per i mestieri "non qualificati" non c'è futuro. Ah, bene. Certamente il mondo si sta spostando verso le specializzazioni alte. Internet ha cambiato ogni cosa ed è solo l'inizio. Tutto va così veloce che nemmeno chi ci sta dentro riesce a tenere il passo. Dietro la scrivania c'è già qualcuno che ne sa più di te, o ha un'idea geniale, un'applicazione fottutamente innovativa o ha fatto tre master al "MIT".

Di questo …

Talula, eh?

"Talula, eh?'", dice la figlia di un'amica che ancora non si esprime in maniera fluente: "Paura, eh?" sta a significare. Ci si arriva da soli. E' la maniera così spontanea e pulita di chi ancora non sa "dire" ciò che prova, ma che sente perfettamente cosa significhi quel momento, quell'attimo: magari scendendo da uno scivolo, sbucciandosi le ginocchia, come spero sempre facciano più bambini possibile.
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A volte vira verso l'indifferenza o, non me ne vogliate, la liberazione.

Ne ho mille altre: politiche (be', questa è …