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Tribunali virtuali



La vicenda che in queste ore ha riempito il Web d'ogni sorta di commento e di approfondimento (no, non è politica), ovvero quello della denuncia di violenza fatta direttamente e visivamente su "Facebook" dalla compagna di tale Di Cataldo Massimo (cantante?), è un corto circuito giornaliero. Ad ogni piè sospinto, la Rete (intesa come globalità di comunicazione, dai giornali ai "troll") consuma vicende di questo tipo, che portano alla univoca consapevolezza dell'interrogarsi sul ruolo e sulla validità della validità dell'informazione e sulla motivazione di certi gesti. Da una parte la giustizia tradizionale, evidentemente burocratica e retrograda, dall'altra la possibilità, sempre e comunque, di dire e mostrare ciò che si vuole. Volutamente molto spesso non parlo di questi casi, cui bisognerebbe approcciarsi con infinita cautela, sia per gli argomenti trattati, sia per l'assoluta mancanza di possibilità, da parte di un navigatore "qualsiasi", di avere una certezza per schierarsi E qui parte la pancia, la sinapsi immediata della reazione d'istinto: bianco e nero. Si cela una grave mancanza di ragionamento, in questo, dando spazio ad un enorme buco di disonestà intellettuale, poggiante sul quasi nulla, sul detto che potrebbe essere anche una menzogna o una ritorsione a fini sconosciuti. Ci vuole, ci vorrebbe, prudenza e lo dice uno che scherza spesso sulle cose serie, ma che mai e poi mai vorrebbe dare del depravato a qualcuno perchè qualcun'altro è stato più convincente o migliore con le parole.
Stiamo attenti (io per primo) a questi tribunali allargati.
Se vogliamo regole certe nella vita, dobbiamo essere così astuti da applicarle, in maniera adatta, anche quando "viviamo" sullo schermo di un PC, indipendentemente dalla reazione istintiva.

Commenti

  1. In questo momento storico credo sia necessario un confronto aperto sulla violenza alle donne, anche se presunta.

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  2. Va bene, Marco, ma il mio post voleva sottolineare il modo di usare i Social. Il dibattito, lo sai, è aperto, almeno per quello che leggo io. Se FB funziona è un merito, ma mi rimane anche il dubbio che le denunce vanno fatte per le vie usuali. Chi uso un SN è comunque lontano.

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  3. Hai ragione. Non è questo il modo ufficiale di denunciare una persona.
    Ma ho esperienze (ovviamente indirette) di donne che nonostante varie denuncie alle autorità sono rimaste abbandonate a sé stesse nel subire violenze ancora maggiori. Forse quindi il farsi "pubblicità" su un SN può aumentare la visibilità e l'allerta su una questione troppo spesso rimasta col volume a zero.
    Restano comunque valide le tue cosniderazioni sui pericolosi e preoccupanti tribunali virtuali. Ma per ora credo sia più importante alzare il volume e puntare i riflettori sulla violenza alle donne, farlo digerire alla pancia di tutti. E comunque un personaggio pubblico è pubblico nel bene e nel male. Questa storia sarebbe venuta fuori e discussa in maniera superficiale anche se la denuncia fosse partita in maniera ufficiale.

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  4. Come hai notato, il mio era un post più volto alla discussione sull'uso del mezzo, senza assolutamente togliere dal contesto reale il problema. faccio mie le tue considerazioni, ma da sempre mi interrogo sulle dinamiche del web e questi casi rivelano sempre nuove direzioni da studiare.
    Se fosse stato un caso, che so?, di furto d'identità, ne avrei scritto egualmente. Capiamoci: la violenza sulle donne (o di genere) va tenuta fissa in primo piano e, di conseguenza, scriverne/parlarne è obbligatorio.

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