Passa ai contenuti principali

Before The Bullfight - One Consideration



La speranza è capire come faccia una canzone, una forma d'espressione che quelli bravi considerano minore o peggio, a diventare così importante. Dal 1985 ad oggi fanno quasi trent'anni, in cui ci si potrebbe stufare di ogni cosa, perfino della propria faccia o della vita. Spesso mi capita di lasciare certe cose sedimentare, anche a lungo. E' successo con "Brilliant Trees", che, al primo ascolto, non mi piacque per nulla, tranne, poi, divenire, un ascolto fisso ancora oggi. Con "Before the Bullfight", che si snoda per oltre nove minuti, è stato quasi un amore a prima vista, invece. La musica è nei luoghi ove l'ascoltiamo, è nelle persone con cui la condividiamo o che semplicemente, incontriamo, è nelle nostre fantasie. Io l'associo a pensieri, non solo a ricordi, a sensazioni, a stati della mia anima. Qui dentro, dentro alle note ed alle parole, ritrovo e vado avanti, nel medesimo attimo. E' difficile dire, far comprendere quanto in fondo possa arrivare un frammento di melodia od un passaggio, che risentito migliaia di volte ancora commuove. Sì, commuove. Non siam tutti uguali, non siamo tutti interessati, non siamo per forza benvolenti. Qui si va oltre al gusto, alla passione: qui vi parlo di me, di Lei, di notti coraggiose, di momenti di noia e di passione.
"Before the Bullfight" sono io che vi parlo.
Per questo non smetterò mai di ascoltarla.
Mi voglio sentire ancora per un po' più umano e innamorato della vita, anche quando è difficile.

"If I'm losing you
Then there's nothing more that I can say
The fighting is on
And battles are won
Or thrown away".


Commenti

  1. Per ascoltare la musica occorre che questa entri fisicamente nel nostro corpo. La musica è fatta di vibrazioni che ci fanno vibrare il corpo. E se oltre al corpo fanno vibrare anche l'anima... altro che 30 anni, tutta una vita!
    E quando queste vibrazioni ce le ritrasmetti condite con la tua vita sono mooooolto più vibranti!

    RispondiElimina
  2. Spero, quindi, di averti interessato. E' qui che sta la differenza, secondo me, tra il sentire la musica e l'ascoltarla, ma mi rendo conto che sono pazzie da tipi come me (e te).

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Perchè mi frega

Francamente non mi interessa. Non mi interessa quale potrebbe essere il vostro schieramento politico, la vostra idea della politica o se sapete cosa può (o potrebbe) essere la politica. Io non sono uno di quelli che si definiscono "osservatori privilegiati": fossimo ai tempi bui, potrei al massimo aspirare alla parte di servo della gleba con propensione a mettersi nei casini, dato che il culo non lo lecco a nessuno.

Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
Non mi frega proprio: vi prego, credetemi.

Arrivo a dire che non mi alza nulla neppure sapervi, che so?, fascisti. E sì che io, i fascisti, li aborro un attimo. Detto da uno…

Talula, eh?

"Talula, eh?'", dice la figlia di un'amica che ancora non si esprime in maniera fluente: "Paura, eh?" sta a significare. Ci si arriva da soli. E' la maniera così spontanea e pulita di chi ancora non sa "dire" ciò che prova, ma che sente perfettamente cosa significhi quel momento, quell'attimo: magari scendendo da uno scivolo, sbucciandosi le ginocchia, come spero sempre facciano più bambini possibile.
Che è meglio che imparare da un videogioco o dalle noiose parole degli adulti.

Eppure mi ha fatto pensare alle mie, di paure. Ormai, vista la vetusta età, acclarate e persino persistenti. E immagino pensiate soprattutto a quella della morte, della fine della corsa, dell'arriverderci e grazie, è stato bello ma breve. In effetti ci penso spesso, ma debbo ammettere, con un filo di sovraeccitazione, che non è la peggiore.
A volte vira verso l'indifferenza o, non me ne vogliate, la liberazione.

Ne ho mille altre: politiche (be', questa è …

O bello. Ciao.

Il gioco era di quelli possibili per tutti. Quando sono entrato in Facebook, dieci anni fa, ci si baloccava alla grande: come sempre era tutto da fare. Conoscevi un sacco di gente e pure bella, interessante, piacevole. Cazzeggio. Poi si va sul serio: ogni tipo di serietà, dalla politica al calcio (che serio non può mai essere), la musica, arte, quello che ti pare. E la cosa cresce, in termini di tempo. E poi di ansia. Chi dice che i "social network" creano angoscia e isolano non sbaglia. Non ha nemmeno ragione, comunque.

E iniziano i discorsi sull'uso del mezzo e non della sua inutilità: ma, infatti, Facebook non è mai stato inutile. E' cambiato, perchè è mutata la gente, il suo modo di approcciarsi al coso blu. Poi la spirale, per me da sempre debole da questo punto di vista, dell'affermazione: quanti hanno letto? E' piaciuto? Perchè quell'altro mi dice di lasciar perdere, che so?, la politica? La mia amica legge lui e non me. Che cazzo. No.

No, perchè …