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Cinque anni fa. Ieri.




Se mi chiedessero qual'è l'immagine che, per prima, mi sovviene parlando di Eluana Englaro, risponderei che è quella della madre di un compagno di classe di Anna, mia figlia. Il suo ragazzo non era certamente uno di quelli definibili come "bravi". Non era un problema di risultati, ma di comportamento. Nelle riunioni del consiglio di classe erano emersi dei fatti molto gravi, per un bambino di quell'età. Violenza e teppismo puro.

Siccome io non sono di quelli che cercano di insegnare agli altri come si educano i figli, ero preoccupato per la classe e per quello che poteva succedere, non di redarguire i genitori. Anche pensando a questo, sono passato davanti alla struttura "La quiete", dove in quei giorni era ospite Eluana. Una (piccola) folla manifestava davanti all'entrata, con cartelli, lumini e tanta foga. Erano contro il desiderio di Beppino Englaro di porre fine alle sofferenze di sua figlia. Arrabbiati e anche di più: incazzati. E tra di loro, urlante, la madre del bambino che vi dicevo.

Ammetto che non mi è piaciuto vederla lì, dato che la pensavo esattamente all'opposto di quei signori, e che, forse, avrebbe dovuto stare a casa, a controllare che il figlio facesse i compiti (che non svolgeva mai), o a parlargli di quello che era accaduto a causa sua. Un errore mio: avevo contravvenuto al principio di "non interferenza" con il modo di vivere e pensare altrui. Comunque, ero anche convinto che quella gente stesse facendo lo stesso: interferiva contro una decisione di cui sapevano solo quello che gli faceva comodo.

Era perfino logico. Il clima, tipicamente Italiano, era quello del tifo "pro" o "contro", come si si trattasse di una banalissima disputa da bar. Mentre, lo sappiamo, lo sapevamo, c'erano in ballo questioni molto più complesse, che arrivano a toccare fino l'animo più intimo delle persone.

Oggi, a cinque anni di distanza dalla scomparsa (fisica) di Eluana, non abbiamo fatto granché per avere la certezza che il principio di autodeterminazione delle persone sia realmente rispettato, anche e soprattutto da coloro che impongono una visione prettamente Cattolica ed oscurantista. Vero è, anche, che tanti Comuni permettono la compilazione di dichiarazioni di volontà per il fine vita, ma resta tutto sospeso, un po' garibaldino.

Ecco, ripensando a quei volti, a quella madre, mi piacerebbe pensare che finisca il clima da stadio, ma che, con onestà intellettuale da una parte e dall'altra, ci si ritrovasse a parlare seriamente e per costrutto di un argomento così delicato, importante, doloroso. Sarebbe la maniera migliore per ricordare Eluana, non solo "simbolo", ma persona, donna, essere umano.

(Foto - Jackson Pollock, "The Key", 1946, The Art Institute of Chicago)

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