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Microfratture #ad


Seguiamo.
Seguiamo un "capo popolo", che il popolo lo sa scrivere, ma non sa dove sia. Seguiamo qualche idiota su #twitter, su "Facebook", sulla parola. Seguiamo una pubblicità per "capelli più dinamici", a 320kbps. Seguiamo un'auto che cambia da sola, parcheggia da sè, ma la benzina la paghi tu. Seguiamo il calcio, che ci mancano un po' di cretini. Seguiamo scrittori che hanno un senso solo per mamma e papà, forse. Seguiamo cantanti che hanno fatto patti con il diavolo, ma lo hanno preso per il culo. Seguiamo giornali che scrivono su suggerimento, di solito accompagnato da un assegno. Seguiamo delinquenti legalizzati che poi ti mangiano il lavoro, la casa, la vita, i figli. Seguiamo "Sanremo", perchè così i soldi del canone sono ben spesi. Seguiamo la "DC" senza accorgercene. Seguiamo le compagnie telefoniche, tutto incluso, anche le linee che non esistono.

Io voglio seguire un mio pensiero, ma non so se ci riuscirò.
Se arriverò in fondo al ragionamento, farò ciò che penso sia giusto.
Probabilmente sbaglierò, accade spesso.
Però lo faccio lo stesso.

Commenti

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O bello. Ciao.

Il gioco era di quelli possibili per tutti. Quando sono entrato in Facebook, dieci anni fa, ci si baloccava alla grande: come sempre era tutto da fare. Conoscevi un sacco di gente e pure bella, interessante, piacevole. Cazzeggio. Poi si va sul serio: ogni tipo di serietà, dalla politica al calcio (che serio non può mai essere), la musica, arte, quello che ti pare. E la cosa cresce, in termini di tempo. E poi di ansia. Chi dice che i "social network" creano angoscia e isolano non sbaglia. Non ha nemmeno ragione, comunque.

E iniziano i discorsi sull'uso del mezzo e non della sua inutilità: ma, infatti, Facebook non è mai stato inutile. E' cambiato, perchè è mutata la gente, il suo modo di approcciarsi al coso blu. Poi la spirale, per me da sempre debole da questo punto di vista, dell'affermazione: quanti hanno letto? E' piaciuto? Perchè quell'altro mi dice di lasciar perdere, che so?, la politica? La mia amica legge lui e non me. Che cazzo. No.

No, perchè …

L' effetto che fa.

A volte sembra quasi un incubo. Lucido e reale. Di quelli da cui ti svegli nei rari momenti di serenità che riesci a strappare qui e là. No, non parlo di psicofarmaci, sennò la goduria sarebbe più lunga. Lavoro, quello è un incubo. Chiarisco, non per tutti. Per quelli che come me, non avendo mai leccato il culo a nessuno, pagano le proprie colpe. Giustamente. Interamente, senza sconti, senza pietà. Ed è tutto corretto: non puoi appellarti.

Qualche mese fa, in un tribunale (e lì che si parla spesso del lavoro, qualcuno mi ha detto che per i mestieri "non qualificati" non c'è futuro. Ah, bene. Certamente il mondo si sta spostando verso le specializzazioni alte. Internet ha cambiato ogni cosa ed è solo l'inizio. Tutto va così veloce che nemmeno chi ci sta dentro riesce a tenere il passo. Dietro la scrivania c'è già qualcuno che ne sa più di te, o ha un'idea geniale, un'applicazione fottutamente innovativa o ha fatto tre master al "MIT".

Di questo …

The Spaghetti Code

Da qualche mese, abbandonato "Facebook" (con grande sollievo), ho riversato le mie attenzioni, sempre dettate dalla voglia di diventare, ovviamente, un "influencer" (risate), su "Twitter". Esso è un oggetto ancora oscuro a molti: non viene compreso, è troppo complesso (sic), gli hastag questi sconosciuti e non si può scrivere quanto si vuole. Quest'ultima frase mi fa pensare di aver fatto una buona scelta. 480 caratteri sono pure troppi, spesso, e imparare a fare sintesi è un ottimo esercizio. sia grammaticale che mentale. E poi Twitter è bello cinico, molto più da grandicelli che il coso di Zuck. Almeno, così la vedo.

Quando ho iniziato a seguire l'hastag #facciamorete, capitandoci un po' per caso ed un pochino seguendo il trend, mi sono chiesto cosa fosse, in realtà. Creare delle comunità di utenti unite da un # può risultare anche facile, se si usano le armi dell'attualità, della moda del momento o dei personaggi mediatici. Diverso, mo…