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La (ri)vincita del nulla



Andare contro tutto e tutti, contro il buonsenso e persino il pudore. Da anni si è sdoganata una forma di comunicazione, soprattutto, politica in cui la semantica è piegata, usata con una leggerezza fastidiosa, livellata verso il basso. In questo sono uniti tutti: partiti, personaggi pubblici, "politici", anche i giornali. Potremmo definirla semplicemente semplificazione dei concetti, ma non è così bella, in effetti.

Se qualcuno pensa che una persona come Berlusconi vada candidato a delle elezioni Europee per "...un fatto di civiltà" (cit. Brunetta), usa un concetto alto e lo rende pura fuffa mediatica. Dietro a questo presunto ragionamento (sic) c'è solo l'opportunismo di quelli, senza "se" e senza "ma", vogliono restare al loro posto, a dispetto di leggi e norme che dovrebbero essere accettate e basta, in quanto ratificate.

Ammantare tutto quanto, ma proprio tutto, con il sulfureo miasma del complotto ordito ai danni di coloro che, seppur delinquenti condannati (e questo "signore" non è certo l'unico, nei partiti Italiani), hanno il diritto di continuare ad amministrare un Paese, è l'arma con cui si abbindolano milioni di votanti. Questi ultimi, per le più svariate ragioni personali, si ritrovano di continuo in tale disonestà intellettuale, fieri di avere argomenti da bar trasformati in filosofia morale e argomentazioni politiche alte.

Non c'è dubbio che chi propone siffatti, tragici emendamenti alla ragione ha capito molto e da molto. La tendenza è, ormai, consolidata e consolatrice. L'importante non è essere onesti mentalmente, ma più furbi degli altri, più scaltri, più maneggioni.
E' la rivincita del nulla.
Gli hanno dato pure un rigore, a quanto pare.

David Smith, "Hudson River Landscape", 1951 - Whitney Museum of American Art, New York.

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