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I primi caldi



Se arriva il caldo, non sono solo le zanzare il problema. Impreparati come al solito alle ondate di temperature oltre la media del periodo (si dice così, credetemi), anche i PC diventano bollenti. Anzi, più bollenti di quello che già sono. Perchè non c'è dissipatore di calore che riesca ad eliminare la polemica fine a se stessa, cavallo vincente di una parte del popolo del web (andiam, orsù, di retorica) che corre di più sopra i 30°.

Quasi per dare ragione alla nota ed assodata teoria che questa situazione climatica induca alla irritabilità, gli sfoghi polemici sopra e sotto le righe si moltiplicano, sia autoalimentano, con insana ferocia anche per le minuzie più irrilevanti. Non vale dire che è sempre così: a me pare di poter affermare che questo periodo dell'anno è virulento, molto peggio che in altre stagioni.

E il limite si alza, "amici" o meno. Fuochi che ardono sotto la brace del non detto trovano nuova linfa, il vento li riavvia. Bisogno di ferie, magari. O che questo è un momento storico devastante, dove tutto s'accumula e, prima o poi, esce. Tutto si può comprendere, aggirare, ignorare, anche queste cose.

Però il termometro del fraintendimento continua a salire e l'unica cura ragionevole è la lettura, la decodificazione anche superficiale di quello a cui potrebbe portare entrare in questi meandri di contrasti e ragionare sul da farsi. Non sempre è obbligatorio dare la propria opinione, non è scritto sulle sacre tavole della Rete che esserci è una cosa che ti rende importante.

Lo so, avrei bisogno di andarmene alle Hawaii.
Speravo non si notasse così tanto.

Gerhard Richter, "Lesende", olio su tela, 1994.

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O bello. Ciao.

Il gioco era di quelli possibili per tutti. Quando sono entrato in Facebook, dieci anni fa, ci si baloccava alla grande: come sempre era tutto da fare. Conoscevi un sacco di gente e pure bella, interessante, piacevole. Cazzeggio. Poi si va sul serio: ogni tipo di serietà, dalla politica al calcio (che serio non può mai essere), la musica, arte, quello che ti pare. E la cosa cresce, in termini di tempo. E poi di ansia. Chi dice che i "social network" creano angoscia e isolano non sbaglia. Non ha nemmeno ragione, comunque.

E iniziano i discorsi sull'uso del mezzo e non della sua inutilità: ma, infatti, Facebook non è mai stato inutile. E' cambiato, perchè è mutata la gente, il suo modo di approcciarsi al coso blu. Poi la spirale, per me da sempre debole da questo punto di vista, dell'affermazione: quanti hanno letto? E' piaciuto? Perchè quell'altro mi dice di lasciar perdere, che so?, la politica? La mia amica legge lui e non me. Che cazzo. No.

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