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Keep calm. Però sul serio.



Qui, ormai, non si parla di cambiamenti epocali: si tratta di cambiamenti quotidiani. La nostra giornata è scandita dai ritmi dell'Internet e non solo per i rapporti tra le persone, ma per qualsiasi ambito sia immaginabile. Nell'arco di ventiquattro ore scambiamo una mole di informazioni, immagini, pensieri ed omissioni che la nostra vita, la nostra storia muta in un loop infinito. Mentre spesso si cerca di regolamentare ciò che appare un diritto (con tutte le conseguenze che questa parola ha), ci aggrappiamo con costante pervicacia al nostro "io" digitale, la proiezione immaginifica del nostro essere umani, persone.

Rirproduciamo, con la velocità quasi del pensiero stesso che sottende all'atto, tutto quello che pensiamo di essere o che vorremmo divenire. Costante dell'opera è la rappresentazione del sé, la meccanizzazione del proprio vissuto: un mondo nel mondo digitale, un parallelo di pixel e non di espressioni. Eppure bastano due righe, messe giù in maniera "sbagliata" (il più delle volte frettolosa, via) per reintrodurre un sentimento, un eccesso, uno spaesamento più che reale.

L'aggressività è molto concreta, non lo si dice da adesso, sulle pagine digitali. Non è una questione, non solo, di quella che veniva definita "netiquette", ma proprio di un ribaltamento della prospettiva. Se guardiamo un filmato con i micetti che corrono dietro ad un bambino, al novanta per cento troveremo commenti ilari, teneri o al più ironici. Eppure se ci si guasta un telefono e la cosa ci rende nervosi, dopo averlo scritto, non ammettiamo lezioni da chi, eventualmente, ci dice che abbiamo sbagliato nel suo uso.

Quasi come se la possibilità di esprimere un disagio (comprensibile, anche se sempre meno necessario) attirasse una pletora di professori che, gratuitamente, dispensano il loro sapere. Il fatto potrebbe essere volto a nostro favore: magari impariamo qualcosa, capiamo che un comportamento non è corretto, ci ragioniamo su. Ma guardatevi attorno: è la stura al momento no della giornata, in cui, barricati dietro alla tastiera, tutti stanno contro tutti.

Eppure ciarliamo di ragionevolezza ed equilibrio (prendete il caso di due giorni fa: l' "OMS" che dice che la carne fa male. Sembra una guerra Mondiale.) tra di noi, magari bevendo un buon bicchiere seduti in un bar. Tutte cose che svaniscono sempre più rapidamente sul web: un "cupio dissolvi" anche della meccanica elementare dell'educazione.

La tendenza dell'uomo dovrebbe essere la crescita e con questi strumenti ciò può avvenire più facilmente (ma non con meno sforzo di dedizione e volontà), più piacevolmente, più velocemente. Siamo ancora, impantanati, invece, in quel fiume di livore che prende forza da noi stessi. Non dico che servirebbe poco a deviarlo e farlo divenire un ruscello su cui fermarsi a riflettere, ma non provarci è davvero un peccato.
Digitare con serenità equivale a non costruire un personaggio diverso di "noi", ma a essere noi. Magari con calma.


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