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Pensiero democratico unico



La notizia della sospensione dell'account "Facebook" di Giuseppe Genna e del ridicolo richiamo "...ad usare il proprio nome" a Cecilia Strada (sempre da parte del social network di Zuckerberg) dovrebbe, sia mai, far riflettere ulteriormente sui limiti che vengono imposti al libero pensiero, quello magari non allineato.

Il peccato di Genna è stato quello di non schierarsi a favore del massiccio intervento armato Francese in seguito ai devastanti fatti di Parigi (trovate qui un breve riassunto di entrambe le vicende). Il centro del discorso non è se lo scrittore avesse o meno ragione: è chiaro che ognuno ha la propria opinione e non è umanamente possibile che si sia tutti eguali nei ragionamenti.

Una persona può approvare o meno, sostenere o non farlo, pensare o decidere di fregarsene e occupare la mente con altro. Ma è, o dovrebbe, essere libero di condividere la propria opinione con chiunque. Non stanno lì apposta i network sociali? O, forse, mi sbaglio? O forse mi illudo?

Il tema del libero arbitrio e della libertà d'espressione sembra essere messo da parte, quasi non ci fossero problemi legati a questi nostri modi di esprimerci: tutto va bene, siamo in una Democrazia. Ecco, appunto. Quindi, e correggetemi se sbaglio, questa sanzione è una sonora cretinata.

Peggio: è l'evidenziarsi di una falla culturale e di concetto. Può apparire, e ci si dovrebbe pensare, che le opinioni diverse da quelle considerate accettabili (o schierate da una certa parte) no, non vanno bene: non sono cose da scrivere, siamo in un momento particolare, ci vuole unità d'intenti. Cosa inconcepibile per persone che si definiscono (scusate la necessaria ripetizione) democratiche.

Questa espressione del vivere sociale accetta la diversità di idee, accetta il confronto: accetta perfino di cambiare il proprio, di pensiero, se quello proposto porta ad una crescita personale e collettiva. Ma al di là della teoria, nel concreto, è logico, per chi si professa libero, non togliere voce a coloro che non sono, in quel momento, dalla nostra parte. Casca il palco, come si suol dire.

Tutto questo mentre si possono leggere le peggio cose ovunque. Mi sorge il dubbio che anche questo sia un tentativo di semplificazione. Se si riducono le dispute al "bianco contro nero" è tutto più controllabile, più facile. Appiattire conviene a molti. Argomentare, impegnarsi è difficile: costa e l'ho ribadito più e più volte.

Eppure a questo stiamo. Francamente un po' di paura la fa, una cosa del genere. Magari si sgonfierà e "Facebook" farà marcia indietro (non è esattamente un covo di gente che rimane granitica nelle sue decisioni, a riprova che non di rado conta la pancia e non il cervello). 

Così sarà più semplice mettere nel dimenticatoio questa ennesima caduta della facciata di falsa libertà che stanno mettendo su a vantaggio degli illusi.
Evviva.


Commenti

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O bello. Ciao.

Il gioco era di quelli possibili per tutti. Quando sono entrato in Facebook, dieci anni fa, ci si baloccava alla grande: come sempre era tutto da fare. Conoscevi un sacco di gente e pure bella, interessante, piacevole. Cazzeggio. Poi si va sul serio: ogni tipo di serietà, dalla politica al calcio (che serio non può mai essere), la musica, arte, quello che ti pare. E la cosa cresce, in termini di tempo. E poi di ansia. Chi dice che i "social network" creano angoscia e isolano non sbaglia. Non ha nemmeno ragione, comunque.

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